Gallarate black in




Uno che nasce e uno che muore.

È’ sempre così.

Uno non verrà battezzato, l’altro porterà il figlio in politica. Per discendenza.

Svuoto tutto l’armadio in fretta, ho mezz’ora e non sono più abituata ad uscire, e non so cosa mettermi.

Vengono tutti vestiti di nero ai matrimoni, figuriamoci ai funerali. Facevo ridere con il mio cappottino rosa, l’abito borgogna e le scarpe a coda di coniglio. Se avessero saputo che nel mentre avevo perso anche la suola! 

Sembra una barzelletta, per me che detesto dogmi, convenevoli e circostanze. Eppure nel marasma divento frivola per qualche ora. Il tempo di tornare a casa e mandarmi a quel paese.

È’ inutile, non riesco a non essere profonda. 

L’abito non fa la manager, tuonavo a Pavia. Questi capi supremi con gli occhi esterrefatti e beffeggianti.

Eppure… 

Il gallaratese rimane sciapo, è’ inutile. Per quanto si impegni, la fretta non è’ mai consigliera.

Ci vuole calma, pazienza, sangue freddo. Una voce che trema mentre manda l’ultimo saluto, che ti fa ricordare a quanto le aspettative interiori siano forti e quanto poi ti venga la forza per soddisfarle quando ormai è’ troppo tardi. Ma quando è’ tardi?

Dai giornali non si fanno attendere, e Niccolo’ ha la bocca più piccola del ciuccio. 

Che amore, un arietino innocuo che ci metterà tutti in riga. Niccolo’, nessuno poi userà la doppia C, già sai. 

Ti regalerò il mio pianoforte perché la mano è’ già tua.




Verona



A metà strada pensi che sia cosa buona e giusta fermarsi a Sirmione, però poi c’è coda anche con la pioggia e allora non resta che Verona.

Bella e viva come l’ho sempre lasciata, in questi anni di vuoto scalpitante, bella come la coda per l’Arena, anche se io l’ho vissuta tante volte, grazie alla musica.



In mezzo a persone che attraversano la strada a caso (e no, non siamo a Ferrara!), mi sembra di essere quasi tornata tra le braccia delle mie scalmanate città, dove niente ha un verso, dove le donne sono vestite come più piace a loro, dove le risate si mescolano a questo sole pallido che non vuole prorompere.

Mi sento rinascere ferma da un lungo letargo in cui non sapevo chi fossi prima di svegliarmi. 

Evviva! Non basta schivare la coda per la casa di Gulietta, o guardare l’orologio che non permette il tempo di respirare la brezza dell’Adige.. 



in piazza dei Signori c’è sempre il solito mercatino, i souvenir, la vicina torre e i ristorantini, tanto carini, sotto i portici, come in quasi tutto il Veneto.

Mentre mi avvicino ai monumenti scorgo le donne che ci appoggiano le borse, gli stranieri che sbandano per i selfie e grandi passeggiate con fragola e panna al seguito. 

E mi viene in mente quel tramonto di mille anni fa, io sgarruppata dentro quei gradini enormi, che mi trattenevano nell’atmosfera romantica di uno spalto vuoto, pieno solo di sentimenti.



La lontananza del ricordo delle cose belle, che avevi dimenticato, che poi hai ricordato.

Sfuggo sulla tua bella tomba piena di palloncini, sono cresciuta adesso, non piango più. Sei orgoglioso di me? 




Ancora una volta Brunico




La notaia ha un volto dolce e le scarpe azzurre.

Mentre parliamo mi dice che è di Varese, una vera varesina coi fiocchi.

Le manca tanto la sua città, lo dice con occhi languidi di nostalgia. E mi propone di trasferirmi, perché l'Alto Adige è una terra ancora ricca di autenticità, di possibilità, di vita che volge al bene.

Lo dice ma la malinconia traspare da ogni suo lineamento.

Io ascolto con attenzione, libera di muovermi, anche se chiusa nella gabbia delle coincidenze.

Lei mi dice di investire, io le ricordo che Varese è ancora una bella città. Lei dice che non può tornare, che ormai la sua vita è decisa. Ma chi la decide la vita?

Torno a casa con le chiavi in mano, dopo una litigata al lago di Dobbiaco.

Non importa, perché il giorno più bello qualcuno doveva pur rovinarlo.

Guardo quei numeri: 15-27. Ci ho messo almeno dieci anni a impararli. Ma ora sono i miei numeri.

I numeri della felicità.


Rinascimento




Manca poco a far cambiare il vento, anche se scrivere al cellulare non è’ come farlo dal pc. Farò qualche errore, pazienza.

Le strade bagnate sono deserte. Che strano guidare a mezzanotte e meravigliarmi della solitudine. Io che ho sempre vissuto in città. Non mi abituo, non accadrà mai.

Dopo 10 anni e il naso all’insù, mi ritrovo donna bambina a incartarmi di favole d’autore. No, non sono le ballate del mio pianoforte e nemmeno storie romantiche vintage. Sono solo emozioni momentanee, espressioni passeggere.

 La strada continua ad essere cupa, buia, e io a sbagliarla. Pazienza, farò tardi, non ho fretta, non ho sonno.

La solfa è’ sempre una, ridondante, rincuorante.

Mi ricorda che dopo la campana suona l’arpa, e dopo ancora il violino, non la viola di Brescia. Per fortuna.

Una cosa, due cose, tre cose, e poi forse, taglierò i capelli. Insieme al cordone del mio pegno. Perché è’ ora di chiudere con il passato. 





Cuore di Ploner



La signora del lago di Landro mi offre un sorriso e una fetta di torta, dice che aveva pensato ai miei desideri, anche se non ho il coraggio di dirle che non mangio più il cioccolato.


Così, come tutte le mattine, bevo il mio caffè amaro, lo assaporo per la sua genuinità, come quella di questa gente che rimane, investita e ingolfata da un nuovo mondo che arriva, e che, evidentemente, piace poco anche a me che sto invecchiando.


E lei si ferma a parlare e mi racconta la storia del Ploner, la mia casa, la mia casetta, quella dove ho dormito mille volte, o forse più, da bambina e poi da ragazza e ora..

sotto il piumino del letto a castello del legno intagliato e lavorato a mano, come a proteggermi da quell'ombra buia che tanto mi spaventava, ma anche mi rassicurava.


Le altalene, la piscina, il dondolo fatto con un grande tronco di legno.. le scampagnate, le passeggiate, le montagne e quell'aria intensa che ti si ficca dentro i polmoni e ti riempie di energia.


Cosa hai provato, la prima volta? Per essertene così innamorato? Per avermi fatto questo regalo, di farmi scoprire dei posti così vivi e magici e ineguagliabili?


Ora la storia di questo edificio è anche la storia della nostra famiglia. Hanno tolto la moquette e messo il parquet. Forse è un laminato, diciamo un parquet dei tempi nostri. Ma che bello, accogliente, caldo, con quell'aria pungente, circondato da Landro e Misurina.


E lei racconta, e racconta, e c'era un ragazzo, erano tre ma gli altri due non hanno voluto, e allora lui ha preso tutto in mano e poi alla fine non ha retto e si è suicidato. Che triste storia che aggiunge un tocco di fascino nascosto a tutte quelle opere di bene che si sono susseguite in questo posto che ha ancora tanto da raccontare ma con il silenzio della natura, che ti fa assaporare la meraviglia della vita che ogni giorno nasce nel qui ed ora.


Io sono fortunata, quel giorno, sul monte Piano, io c'ero, e l'ho sentito quel respiro, ho portato la tua croce fin lassù, che chissà mai quando ci sei andato, forse c'ero già andata anche io ma non me lo ricordo. Ci riandrò. Il terreno austriaco aveva l'odore dei muschi bagnati, e dalla croce in vetta si vedeva il lago. E le cime le ho fissate, con lo sguardo e con il cuore perché dentro era tutto un movimento che mi ha ricordato chissà chi e cosa.


Quante emozioni, quante distruzioni, quante ricostruzioni.

E' un luogo affascinante. Decorato d'amore e di grande storia. La storia che facciamo, che scriviamo, che ricorderemo e che faremo ricordare, segnando quel famoso solco da cui non passa lo straniero.


Mi affaccio sul balcone, sul nuovo tetto a coda di castoro, com'è luminoso! Mi ricorda che anche i ricordi possono cambiare, farsi più belli, forse meno intensi ma magari più romantici.. non serve solo sognare, la montagna ti ricorda che ogni attimo, ogni respiro, è prezioso, e che le cose possono cambiare da un momento all'altro.


Dobbiamo essere consapevoli del nostro mondo interiore, perché ciò che coltiviamo dentro di noi si riflette all'esterno. È un principio che può essere applicato in molti ambiti, dalla crescita personale alle relazioni, e persino alla realizzazione dei nostri sogni. 


Dobbiamo assumerci la responsabilità di ciò che accade nella nostra vita, cercando di mantenere un equilibrio tra desideri e consapevolezza. È un modo potente per trasformare la realtà e vivere con intenzione.


Sono orgogliosa del bagaglio che ho ricevuto e che ho coltivato che mi ha portato ad essere la persona che sono oggi. Non per tutti. Solo per chi sa guardare oltre. Oltre a un cappello a costine blu.

Buonanotte, sogni d'oro.

Prato piazza con la neve

Prato piazza è una delle mete escursionistiche più amate delle Dolomiti dell'Alta Pusteria. Una vergogna non esserci stata prima, per me che vengo sui monti pallidi da 40 anni almeno.. ebbene oggi è stato QUEL giorno. Finalmente! Considerando le restrizioni al traffico in alta stagione, quale occasione migliore per salire con la propria auto dal Ponticello fino quasi al rifugio Prato Piazza in aprile!




Prato Piazza si trova infatti a 2.000 metri circa, dal parcheggio del Ponticello, dove l'accesso è ristretto in estate e si sale poi solo con le gip, parte una strada lunga circa 10 km, impervia, a tratti sterrata e in salita. Una volta arrivati in cima ci sono due comodi parcheggi gratuiti, e il rifugio è a pochi minuti a piedi. Dal rifugio Prato Piazza parte la pista di sci di fondo, e il paesaggio è una vera favola: neve ovunque, quasi a non riconoscere le magnifiche fotografie di immensi prati verdissimi, fiori, uccellini e farfalle che spopolano nel web dei fanatici estivi. E invece con la neve è tutta un'altra storia! 








Quei prati immensi tutti bianchi, le montagne maestose (a tratti innevate, a tratti rosate), la stradina acciottolata mista a ghiaccio (quello vero!) e un balcone sulla Croda Rossa d'Ampezzo e il Picco di Vallandro. 

Superato il primo rifugio, in 40 minuti circa, con passo lento, si arriva al rifugio Vallandro, chiuso in questa stagione, ma che apre a un bellissimo paesaggio sul monte Cristallo. WOW WOW WOW! 
Oggi poi la giornata è stata un vero regalo: un bel sole caldo, un vento fresco, pochissima gente, un silenzio rinnovatore e il cielo limpidissimo senza una nuvola! Un vero spettacolo della natura. 

La camminata poi continua per l'escursione al Monte Specie ma con la neve il sentiero non è ben visibile ed è facile, come mi è successo più e più volte, incastrarsi nella neve fino al ginocchio! Per cui l'aria fresca e il paesaggio mozzafiato sono bastati per farmi tornare la voglia di prendere la gip quest'estate dal parcheggio Ponticello! 






E' possibile raggiungere Prato Piazza anche a piedi da Ferrara di Braies, oppure con la ciclopedonale in bicicletta. Ma una volta arrivati in cima, è tutta una partenza per tantissime escursioni, per cui a voi la scelta.

Visita alla Riserva San Massimo

Riserva San Massimo

Il mese scorso siamo stati ad un evento molto interessante alla Riserva San Massimo di Gropello Cairoli in provincia di Pavia, nella quale viene prodotto il riso carnaroli superfino Riserva San Massimo, con il bollino blu del Parco del Ticino. Il riso Riserva San Massimo lo conosco molto bene, ma questa volta ho avuto il piacere di visitare anche il luogo dove viene prodotto, che non ospita soltanto il riso ma anche una flora e una fauna protette dal Parco della Valle del Ticino.

In occasione della raccolta delle ciliegie, abbiamo partecipato alla giornata di beneficenza organizzata dall'associazione Prato Onlus, che sostiene le persone con disagi psichici, psicologici ed esistenziali. Lo stesso Dino Massignani, il produttore e gestore della Riserva, ci ha spiegato con molto orgoglio la scelta della campagna. Con 15 euro a testa abbiamo fatto del bene e anche raccolto un po' di ciliegie (di quelle che erano rimaste). Il che è stato per me bellissimo, mi ha ricordato la mia infanzia, quando la domenica andavamo in campagna a raccogliere ciliegie. Ma sono cose che si fanno ancora? Evidentemente sì!

Il pranzo è stato cucinato dallo chef Giuseppe Zen di Mangiari di strada e lo chef Fabrizio Ferrari del ristorante Unico di Milano, mentre il vino era dell'azienda vinicola Frecciarossa. Ovviamente il protagonista principale è stato il riso carnaroli preparato al momento, ma in una location davvero unica: un sottoportico in pietra e legno, dove anche il cibo ha ricordato le cose genuine che si mangiavano una volta. C'era già del riso freddo con erbette della riserva servito in vaschette a forma di barchette e tantissime uova sode biologiche: una barchetta, un ovetto, un calice di vino rosso. Che bellezza! Mi è sembrato davvero un tuffo nel passato! Per finire, un bel dolce alle ciliegie!

Subito dopo il pranzo siamo saliti in piccoli furgoni militari alla volta della visita alla Riserva, che è veramente uno spettacolo! Si tratta di oltre 500 ettari immersi nella natura, tra aree agricole, specie protette, alberi da frutto, piante acquatiche, e animali in libertà! Abbiamo attraversato la zona percorribile coi mezzi attraverso stradine acciottolate con una guida che ci ha spiegato ogni dettaglio. Qui abbiamo potuto ammirare l'ambiente nelle sue caratteristiche naturali, e anche diversi animali, tra cui daini, cervi, caprioli, fagiani, lepri, scoiattoli e diversi tipi di uccelli.

Il terreno agricolo conta circa 250 ettari organizzati secondo la tradizione biologica, con l'utilizzo di acqua delle sorgive, in modo totalmente eco compatibile. E' anche questo che rende il riso Riserva San Massimo così buono (e giuro che non mi pagano per dirlo, è buono davvero).
Oltre al riso viene prodotto anche il miele di acacia, di melata e millefiori.

La Riserva San Massimo organizza periodicamente eventi quindi se la cosa vi interessa date un'occhiata al loro sito internet. Io mi sono divertita, ho mangiato bene ma soprattutto mi sono ritrovata in un luogo che sembra rapito dal tempo, in cui le cose si fanno secondo natura, che mi ha ricordato com'era la vita forse vent'anni fa, e come, in alcune cose, dovrebbe essere ancor oggi.

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Agrinatura The Rural Expo

Agrinatura

Agrinatura The Rural Expo è una fiera dedicata alla natura all'ecologia e alle buone tradizioni italiane, tra cui il food. Ci sono stata grazie ad un evento organizzato dalla Regione Lombardia che coinvolgeva diversi bloggers italiani. Per me è stata una scoperta, non conoscevo questa fiera e probabilmente non ci sarei mai andata di mia iniziativa. L'evento si svolge a Lario Fiere (Erba) ogni anno, e ve lo consiglio perché segue le vere tradizioni italiane in ogni campo, tra cui spicca il nuovo trend del momento: il ritorno alle antiche tradizioni. Ma non perché sia una moda, bensì un'esigenza di ognuno di noi.



Ci siamo ritrovati proprio ad Agrinatura, in uno spazio dedicato a uno showcooking speciale:
  • Giovanni Samuelli della gelateria Il mondo di mezzo di Usmate Velate (MB) ci ha fatto assaggiare il suo gelato al cioccolato di Cuba e rosmarino. Questa gelateria è speciale perché gestita da specializzati in chimica farmaceutica, molto attenti agli ingredienti e alla funzionalità molecolare. Oltre al sapore eccezionale, ne sono rimasta affascinata. Bravi!

  • Carlo Molon, chef dello Sheraton Lake Como, uno splendido hotel della catena Sheraton situato in una cornice d'eccezione, ha preparato uno dei suoi piatti top: il fish and cheese, realizzato con la burratina del Caseificio Sommese di Somma Lombardo (altro negozio che vi consiglio di provare, è tutto veramente di ottimo livello) e decorato con un fiore. Se non avete mai assaggiato un piatto realizzato da Carlo Molon è ora di cominciare a farlo!

  • il piatto successivo era un Taroz, un sapore tipico della Valtellina realizzato con patate, fagiolini e formaggio casera, dove la bottega Sciatt a Porter si è davvero superata. Il loro locale si trova nel cuore di Milano.

  • lo chef stellato Mauro Elli del ristorante Il Cantuccio di Albavilla (Co) chiude il bellezza lo showcooking con un risotto con bruscandoli, crescenza e limone, nel quale gli ingredienti sono amalgamati talmente bene che sembrano essere nati insieme.


Dopo lo showcooking mi sono diretta ad esplorare la fiera: un mix di sapori, profumi, regioni, oggetti artigianali, turismo sostenibile, attività solidali, e una sezione dedicata agli animali a km0! Una bellissima scoperta! Al piano di sopra poi c'è anche un ristorante dove abbiamo mangiato ottimi piatti tipici.



Dopo la fiera ci siamo diretti a scoprire un'altra chicca della zona: il Mulino di Baggero. La visita è stata istruttiva ed emozionante! Il Mulino, totalmente restaurato, produce con la sua ruota ormai centenaria, il 70% dell'energia che alimenta la struttura. Il Mulino di Baggero, del 1772, rivive oggi grazie a un progetto importante, chiamato "Radici per l'innovazione". Una sorta di start up volta alla conservazione del patrimonio storico ma anche all'eco sostenibilità, di cui l'energia rinnovabile è la regina.
La visita, accompagnata da deliziosi sapori della lombardia, ci ha portato attraverso un vero e proprio museo. Un tuffo indietro nel tempo ormai reso attuale dall'abilità di chi ha saputo mantenere le tradizioni.
Il soggiorno all'hotel Il Corazziere è stato piacevolissimo, proprio perché l'hotel segue la stessa filosofia. Immerso nel verde, la natura fa da padrone: coniglietti, ma anche pettirossi, oche, tortore, aironi, lepri e rondinelle! Un paradiso per gli amanti degli animali e del green.


A cena, nel loro ristorante, abbiamo potuto assaggiare i tipici sapori della zona: il panino tradizionale di Baggero, chiamato "michin" e salumi classici brianzoli, risotto carnaroli della Riserva San Massimo di Gropello Cairoli (PV) con asparagi e lariano, una vaporosa tagliata di manzo su piotta, e infine il semifreddo artigianale di Arcella.



La cena è stata un'occasione interessante per unire sapori e parole. Ho infatti avuto il piacere di conoscere di persona diversi bloggers che seguivo soltanto via web:

  • Cucinaconstile.it il blog nato dall'idea di una giovane coppia di ragazzi di Milano che hanno fatto della passione della cucina la loro unione, oltre che nella vita, in un progetto molto interessante che si chiama #acenacolblogger. Ad Alessia e Francesco auguro tanta fortuna!
  • La salsa aurora, fondata dalla foodblogger Aurora Cortopassi, volto giovane di Giallozafferano, vegetariana e attentissima alla qualità e genuinità degli ingredienti. Insieme al fidanzato Emanuele Martino, filmmaker di professione, riescono ad esprimere la loro passione, dal leggero tocco vintage, che emoziona davvero.
  • Valentina di Piccole Ricette, di cui adoro la app. sviluppata da suo marito Mattia Confalonieri. Anche loro hanno avuto un'idea eccezionale: unirsi in ciò che sapevano fare meglio, condividendone tutti gli aspetti. Piccole Ricette è veloce ed intuitiva, semplice ed efficace! E poi Valentina è coloratissima e le sue ricette fantastiche!
  • Andrea Casadei di Grow The Planet, un social network dedicato a chi ama mangiare bene e in modo sano, a chi coltiva l'orto e crede che noi siamo quello che mangiamo. Semi nati in Lombardia ad esempio, è un progetto che invita alla coltivazione anche sul balcone di prodotti tipici lombardi. Mentre H-Farm è una nuova piattaforma digitale che nasce per aiutare i giovani imprenditori affiancandoli nelle loro ambizioni e realizzazioni. E' stato proprio il mondo digitale l'argomento principale della conferenza tenutasi la domenica ad Agrinatura: quanto il digitale stia cambiando le nostre vite, l'importanza dell'essere social, come utilizzare le proprie risorse per diventare protagonisti in rete e come si stia entrando nella digital revolution e ormai non si possa farne a meno. Le aziende che abbracciano il digitale sono quelle vincenti: se seguiranno il passo e l'evolversi della tecnologia, potranno crescere e diventare le aziende del futuro. Il tutto in una chiave di qualità, sostenibilità, solidarietà e attenzione all'ambiente. Ne sono rimasta soddisfatta, proprio perché tutto ciò che è stato detto abbraccia i miei principi e le convinzioni che porto avanti con decisione ormai da anni.


L'hastagh principe dell'evento e della promozione del turismo enogastronomico della Regione Lombardia è #saporeinlombardia, ma se volete condividere ed essere dei nostri su twitter potrete usare anche questi:

#inLombardia
#growtheplanet
#seminatiinlombardia

Un'esperienza da ripetere l'anno prossimo con la fiera Agrinatura, dove green e glocal si uniscono a ricordare che noi siamo i protagonisti delle nuove e vecchie tradizioni.
Fiera Agrinatura
c/o Lario Fiere
viale Resegone
Erba (CO)

Expo Milano 2015 #expomilano

                    Tutto il mondo racchiuso in qualche chilometro, un sogno per chi adora viaggiare

Padiglione Repubblica Ceca

E' stato proprio così. Il lavoro non mi ha dato spazio per poterne parlare prima, ma per me l'Expo di Milano, tanto criticato, tanto esaltato è stato proprio così. La brillantezza dell'ingegno italiano per evitare le code e vedersi tutti i padiglioni non ha avuto limiti; l'elegante architettura di alcuni edifici; la genuinità di spicco dei paesi meno fortunati di noi (o quasi); la voglia di rivincita dei paesi in via di sviluppo; la grandiosità del Medio Oriente, della Cina, del Giappone, della Russia; la varietà di iniziative, musica, sapori, colori, idee, pubblicità; la possibilità di mangiare ogni cibo del mondo, a scelta, tra baracchini, ristoranti, fast food, finger food; la bellezza di poter incontrare culture diverse, lingue diverse, occhi diversi, il tutto in un solo giorno.

Padiglione Russia

Questo è il mio Expo, non il padiglione Italia che non ho mai visto per la troppa coda, non lo spettacolo dell'Albero della Vita, non il prezzo del biglietto o dei ristoranti, ma la vita, l'atmosfera, l'arte, la musica, i sapori, gli odori, la fortuna di fare un giro del mondo in molto meno di 80 giorni!

Padiglione del Giappone

Le mitiche Belgian Fries

Lago di Mergozzo


Questa volta sono a Mergozzo, sul lungolago, la mia prima visita della provincia di Verbania. Non riesco ancora ad abituarmi a questi paesaggi cupi, l'odore del lago e la vista delle montagne bianche in inverno. E' tutto così differente dagli altri posti in cui ho vissuto fino adesso. 
A Mergozzo, famosa per le sue dolci e verdi distese di colline, a febbraio il colore dei boschi è un misto di marrone scuro e grigio topo. Affascinante e tenebroso, perfetto per svuotare la mente incanalata nella routine dei pensieri. 



Dal lungolago si scorge la brezza del lago di Mergozzo incorniciata dalle terrazze dei caffè deserti, le barche, gli alberi spogli ad ombrello, l'olmo millenario, le case colorate. Qui le persone parlano un dialetto strano, ma si incrociano anche già dei turisti. E' ancora presto, ma qui d'estate c'è sempre gente.


Le stradine medievali sono accompagnate da cartelli e pubblicità di una volta, piccoli murales artistici, sanpietrini in salita e in discesa, case d'epoca e coiffeur dei tempi andati. Sembra di essere nei boschi di Cappuccetto Rosso, con vista lago, un lago blu profondo splendente, dove regnano boe e brutti anatroccoli. Eppure l'atmosfera è magnifica. Da non crederci.




Nota