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Piazza Maggiore a BOLOGNA



Piazza Maggiore è la principale piazza di Bologna. Vi si arriva percorrendo via Indipendenza dalla stazione, o via Rizzoli dalle Due Torri. E' una piazza molto grande e si trova proprio nel cuore della città. Attorno alla piazza si affacciano delle architetture meravigliose e imponenti. A sud infatti c'è la Basilica di San Petronio e il Palazzo dei Notai, a ovest il Palazzo Comunale, a nord il Palazzo del Potestà e a est il Portico dei Banchi. La piazza è un punto di riferimento importante per la città. Da sempre infatti i giovani ci si ritrovano a tutte le ore del giorno e della notte, per godersi le bellezze di Bologna, per ridere e scherzare, giocare, accamparsi, bere il vino e suonare i bonghi.


Musei gratis a Bologna

museo ducati bologna
Nonostante siano poco noti e forse poco gettonati, i musei di Bologna sono tanti e alcuni anche curiosi. D'altronde visitare la bella, dotta e grassa Bologna limitandosi soltanto alle abbuffate (vi capisco senz'altro) non è buona cosa, dato l'ampio spazio culturale e artistico legato da sempre alla città emiliana più variegata che ci sia. Prendetevi del tempo dunque per un weekend a Bologna che sia anche culturale, non ve ne pentirete :)
Oltre alle principali gallerie d'arte e musei archeologici collocati per lo più sotto le due Torri, ci sono anche musei meno frequentati ma ugualmente interessanti, dislocati in tutto il perimetro del centro storico. I Musei Civici di Bologna erano una realtà gratuita qualche anno fa, mentre ora purtroppo sono tutti a pagamento. Ecco comunque per voi i musei gratuiti di Bologna:

Bologna Bus Stop

Siamo a Bologna, fuori dalla stazione, in attesa. Lo sguardo dritto, alle spalle il Mc Donald's.
Mi viene un mente Fight Club di Palahniuk, mentre guardo ciò che è davanti a me. L'inconfondibile vetrina della fermata dell'autobus rossa di Bologna. La riconoscete?

bus stop Bologna stazione

La bella Bologna

Anche se vai a un incontro di lavoro, un aperitivo tra amici o bevi un orrido caffè al Mc Donald's, Bologna è sempre affascinante. Sarà la gente, l'atmosfera, il sole caldo che non sparisce mai neanche quando piove, sarà che sembra sempre primavera e fa anche un certo effetto capitare là per caso e vedere per caso un amico storico che sta prendendo l'autobus e farlo scendere a tutti i costi, il tempo di una sigaretta. Sarà che coi tacchi alti e la gonna corta, con il trucco waterproof e i capelli rosso rubino mi sentivo già una mezza manager mancata, senza la scialbezza dell'università addosso ma con la decisione impressa in occhi nuovi... sarà che Bologna non mi spaventa più con le sue tempeste emozionali e non mi fa soffrire coi suoi languidi ricordi amorosi... sarà che come mi fa sentire viva Lei, non mi fa sentire nessuno, e quando lo dico lo urlo dentro me: Bologna è bella, Bologna è grande, Bologna è unica! Anche coi lavori in corso...

Non esistono sogni impossibili

Pubblicità in un bus a Bologna


Vertical Stage Session Bologna

motel connection
Un palazzo, i suoi balconi come palchi, un palcoscenico verticale, musica elettronica e un'esplosione di luci proiettata sul palazzo a tempo di musica. Inizia così, in via Rizzoli 5, schiacciati dai lavori in corso e dalla grande folla di giovani (e non), Vertical Stage Session di Bologna. Artisti d'eccezione i Motel Connection, che dalla loro Torino hanno portato una ventata di musica elettronica moderna. Non bastavano le bancarelle della Giornata Nazionale della bicicletta ad animare Bologna infatti, dalle 21 la strada (ormai, evviva!) pedonale più intima della città ha ballato fino a notte inoltrata. Samuel, Pierfunk e dj Pisti insieme ad Ensi e One Mic continuano così l'avventura inaugurata a Paratissima di Torino e all'International Design Week di Milano nella città italiana dalle porte aperte per eccellenza. Un bè bolognaestate 2012 dal finale coi botti (senza dimenticare il concerto dei Radiohead in programma il 25 settembre all'Arena Parco Nord).


Lidi di Casalecchio

lido di Casalecchio
Va bene è agosto, sei a Bologna e fa un caldo boia. Non hai voglia di andare in piscina, ripiena di grida e urla di cinni impazziti. Diciamo che sei sulla quarantina ma anche single, un po' stagionato ma ancora abbordabile. E fa caldo. E vuoi cuccare. E vuoi rilassarti. E vuoi anche divertirti e berti qualche birretta in compagnia. Ecco, allora si va al lido!

Nonostante abbia vissuto a Bologna diversi anni, io al Lido di Casalecchio non c'ero mai stata. Diciamo che Casalecchio non è proprio dietro l'angolo e se non hai una macchina è dura arrivarci (a meno che non pigli il bus dell'Ikea e poi fai una bizza tutta tua). Il lido (o anche, i Lidi di Casalecchio) invece sono stati una scoperta. Prima di tutto non sono frequentati solo da ragazzini (o peggio bambini), ma anche da adulti stagionatissimi (o cmq c'è molta varietà). Lo spazio erboso è grande e ben tenuto, ci sono sdrai e ombrelloni, cabine bagno e giochi per i bambini, un chiosco e un bar dove puoi bere e mangiare tipico emiliano e delle panche allestite a mo di sagra di paese ma più trendy. Musica sempre, come in ogni luogo che si rispetti in Emilia! E poi è gratis, non si paga niente e, anche se il fiume è praticamente una poltiglia prosciugata poco importa perché si conosce sempre un sacco di gente allegra. 

Ricetta della cotoletta alla bolognese


Uno dei piatti tipici di Bologna è la  Cotoletta alla bolognese.
Si differenzia da quella milanese per la presenza del prosciutto e del tartufo, ma sostanzialmente si tratta di una cotoletta un pò più ricca.
Io l'ho mangiata diverse volte, è un secondo molto strong, quindi se decidete di mangiarla forse è meglio stare leggeri sul primo!

Il Nuovo Municipio di Bologna


Se vivete a Bologna conoscete di sicuro la nuovissima struttura che ospita oggi gli uffici del nuovo Municipio, spostati dal centro a una zona nei pressi della stazione centrale. Le ampie vetrate possono ricordare lo stile di Renzo Piano, e l'impronta naturalmente c'è, dato che il progetto è di Mario Cucinella (tra l'altro, ex noto professore di Tecnologia dell'Architettura dell'Università di Ferrara). Tutte le diverse sedi degli uffici comunali hanno trovato posto qui, per un totale di oltre 1000 dipendenti.
Il nuovo edificio non può passare inosservato! La sua superficie abbraccia 33 mila metri quadri e le vetrate spiccano, riqualificando, in modo moderno, la zona dell'ex mercato ortofrutticolo.

Bela Bulagna e La raza bulgnaisa




Bela Bulagna cantata da Adrianen in un bellissimo video con immagini tutte bolognesi, e la versione de La raza bulgnaisa, in questo link , di Fernando Panigoni e Laurenti.
Due storiche canzoni che rappresentano la città di Bologna da sempre e che sono incise nei cuori di tutti i bolognesi!


Il Nettuno di Bologna



Quando si pensa a Bologna si pensano sempre tante cose: i tortelli, la mortadella, le torri, le belle donne, la madonnina di San Luca, i portici...ecc. 
Ma uno dei simboli più classici della città è la Fontana del Nettuno, al cui centro spicca una statua in bronzo del Dio Nettuno del Giambologna. Una fontana dalle forme sinuose, che si possono intravedere anche dalle statue di donne che si reggono virtuosamente i seni tra le mani, da cui zampillano getti d'acqua sempre fresca. Ma il Nettuno è da sempre affascinante. La sua posizione elegante, lo sguardo come a proteggere e sorvegliare i dintorni di San Petronio e della sua nota piazza Maggiore. Come se fosse un suo figlio. Il Nettuno, chiamato così in gergo dai bolognesi, è un riferimento di incontri. Ci si dice allegramente: troviamoci sotto il Nettuno. Facciamo un giro al Nettuno. Soccia il Nettuno ci aspetta, è sempre lì!
Ed è vero, lui è lì, è sempre lì, non si muove.

Una delle cose che sicuramente vi avranno fatto vedere se non siete di Bologna o non ci siete mai stati è l'ombra della statua. Dovrete fare un giro attorno fino ad arrivare al punto giusto, quando il pollice della mano sinistra si comincia ad intravedere dal bacino del Nettuno. La leggenda dice che il Giambologna volesse fare il Dio con i genitali più grandi di quelli che ha effettivamente. Ma la Chiesa non glielo permise.  Egli escogitò quindi questo "sistema" per poter fornire il Dio dei suoi imponenti attributi. Effettivamente se lo si guarda un po', quel dito sembra un pene eretto. Ma tutta la fontana ha un che di erotico e tremendamente sensuale, l'ho già detto. 

Girare attorno alla fontana per due volte in senso antiorario porta bene! Fatelo! Di solito lo fanno gli studenti prima degli esami, ma anche qui c'è una leggenda interessante. Si dice che il Giambologna lo facesse spesso pensando alle coordinate del suo progetto, che naturalmente gli portò molta fortuna!

Se siete studenti (ma anche se non lo siete!), da non perdere è la famosa manifestazione dell'Infelucamento del Nettuno, ideata dai Goliardi bolognesi che omaggiano il loro Dio in questo modo! Durante la Festa delle Matricole di Bologna, che in genere si svolge il weekend di metà maggio di ogni anno, il venerdì a mezzanotte, viene messa sopra la testa del Nettuno una grande feluca, simbolo inequivocabile di appartenenza alla Goliardia Italiana.


In foto: il Nettuno spicca sullo sfondo del Palazzo di re Enzo, l'ombra del Nettuno durante un'allegra serata goliardica.

Il Bolognese per tutti

L'altro giorno mi è arrivata una mail carinissima. Ho pensato che potevo copiarla qui, anche se il mio è un blog di viaggi. Non mi è sembrata una cosa folle, dato che, quando mi sono trasferita dal Veneto all'Emilia Romagna, il bolognese era una lingua a me decisamente sconosciuta (e lo è praticamente ancora adesso)! Un viaggiare nella lingua insomma, di una città che mi ha letteralmente conquistata, insieme ai suoi abitanti!

Buon divertimento!

Il corso on-line ad uso e consumo dei maruecos e di chiunque voglia restare
lessicalmente giovane:

BAGAGLIO (anche "zavaglio"): sostantivo che può indicare indifferentemente
qualsiasi oggetto (o persona) con accezione negativa. Definisce
sinteticamente la condizione di attrezzo inutile il cui unico attributo è
quello di possedere un peso senza, nonostante tutto, svolgere correttamente
la propria funzione. "Cos'è quel bagaglio lì?" domanderà con aria di
superiorità il giovine felsineo additando il vecchio cellulare dell'amico
dalle dimensioni di un cabina telefonica.
BATEDO: letteralmente equivalente alla locuzione "una gran quantità di".
Il termine, pur nella sua sinteticità estrema, esprime con disarmante
successo l'immagine onomatopeica del tamburellare incessante di qualcosa che
si abbatte senza concedere tregua alcuna. "Ho preso un batedo d'acqua!"
esclamerà correttamente l'ignaro cicloturista appena rincasato fradicio dopo
l'ennesima bizza metereologica di queste mezze stagioni ritornate
prepotentemente di moda.
BAZZA: intrallazzo, conoscenza tattica volta all'ingresso in disco senza
sottostare a code di ore o allo sconto all'atto dell'acquisto del
settimo aperitivo consecutivo al Rosarosae.
BONA LE':basta. Locuzione sintetica ma esaustiva per sancire il termine di
qualsiasi attività o discussione. "bona lè, riga! non ne voglio
mezza!" affermerà perentoria la fanciulla-bene all'incipiente
quarantasettesimo tentativo di "intomellamento" ad opera del maldestro
maraglio di turno. Vedi anche: "riga".
BULBO: capelli. Il bolognese veramente giovane affermerà al suo amico
scapigliato dalla corrente: "con questo vento hai un bulbo che non si
affronta!"
CARTOLA: tipo giusto, molto fico, di un'altra (vedi). Se si "ha la càrtola"
significa che si possiedono tutte le caratteristiche necessarie
per fare colpo sull'universo femminile. Come comprensibile tale attributo
non è collegabile in alcun modo al PEX.
CASSA: o meglio "essere in cassa". Definisce lo stato comatoso conseguente
ad abuso di sostanze alcooliche e depone a grande sfavore del soggetto in
quanto assolutamente incapace di intendere e di volere. Es.: "mi sono preso
una cassa assurda!" esclamerà il morigerato fanciullo la giornata
susseguente ad una bravata con gli amici.
CIOCCATA: rimprovero, cazziatone. Più correttamente "cioccàta", in cui la
doppia "c" viene immolata senza troppi rimorsi sull'altare della corretta
pronuncia felsinea. "Ho preso una ciocàta pazzesca" asserirà correttamente
lo studente ripreso e ridicolizzato di fronte alla platea di compagni di
corso dal prof che lo ha "sgamato" mentre copiava la soluzione del problema
di Analisi 2 dalla fotocopia ridotta e filigranata del "Matricioni -Forti"
DARE LA MOLLA: mollare, scaricare. Utilizzato principalmente nel senso di
liberarsi della persona con cui si era soliti accompagnarsi. Alla domanda
"dove l'hai messa la morosa?" il giovane bolognese che vorrà
distinguersi per eleganza e modernità risponderà convenientemente "cioé, le
ho dato
la molla, mi aveva troppo zagnato i maroni!" (vedi "zagnare")
DELLA SERIE...: incipit per eccellenza che prelude ad una categoria di cui
l'evento che viene commentato si ritiene faccia parte.
Fondamentale la "s" sibilante e la "e" molto aperta affinché la locuzione
sia effettivamente giovane ed efficace.
ESSERE DI UN'ALTRA (o di prima, o di primissima): sottointeso "categoria".
Locuzione utilizzata per esprimere entusiasmo e felicità per qualcosa.
L'oggetto dell'espressione viene immediatamente posto al di sopra di ogni
confronto con oggetti simili ma banalmente e tristemente più scadenti (di
ultima).
FANGA: scarpa. Tendenzialmente schivo e scarsamente esibizionista il
giovane felsineo apostroferà il suo interlocutore appoggiando un lieve: "ho
comprato delle fanghe in centro che sono di un'altra" .
FARE IL PROPRIO NUMERO (non...): locuzione di rimprovero che colpisce la
giovane mente bolognese fin dalla più tenera età e che lo accompagna nel
corso della sua esistenza pronunciata ora dall'amico di turno ora dalla
dolce consorte la quale, prontamente avvedutasi dell'imminente, ricorrente
fragorosa digestione del compagno nel corso del pranzo di nozze della
sorella, lo apostroferà così: "Non farai mica di nuovo il tuo numero?!"
GAGGIA: mento di notevoli dimensioni e sproporzionato rispetto al resto
del viso. Tra gli esempi più famosi citiamo Celìne Dion e Michael Shumacher.
GEBBO (o geppo): scarso, maldestro, personaggio di scarso spessore.
Aggettivo dispregiativo utilizzato per additare persona sfigata di cui si
nutre scarsa considerazione. L'espressione può essere rafforzata
ulteriormente da specificazioni peggiorative come nei seguenti esempi:
"gebbo di ultima", "gebbo da fuoco".
IMPALUGARE: allappare, invischiare. Tipico verbo da usare durante gare di
Orzoro, pangrattato a cucchiaiate senza bere. Il giovane bolognese che
tronfio estrarrà dal suo zainetto il mitico "tortino porretta" o il non meno
temibile "buondì classico" (privo dell'effetto lubrificante della marmellata
o della copertura di cioccolato) per la merenda si troverà irrimediabilmente
impalugato e quindi bisognoso di ettolitri di liquido.
INTAPPO: abbigliamento particolare, look. Utilizzato in modo particolarmente
efficace per riferirsi a travestimenti o agghindature
finalizzate alla partecipazione a feste a tema (intappo anni '70). L'arrivo
di un amico dotato di zampa di elefante e stivaletto in pelle con
cerniera laterale verrà convenientemente salutato con un efficacissimo:
"meerda, che intappo! sei troppo di un'altra!"
INTORTARE (da cui il sostantivo "intorto"): circuire, ammansire con discorsi
possibilmente lunghi e fastidiosi a fini persuasivi. La pratica
dell'intorto è tipicamente attuata dal giovane di tendenza che, sfoggiando
camicia "di primissima" ed il dodicesimo calice di frizzantino al dehor del
Rosarosae, dà prova di prorompente logorrea alla fanciulla trampolata di
turno al fine palese di ottenere favori di natura sessuale.
LESSO: tipo scarsamente sveglio. "Luilì è un lesso!" esclamerà la sagace
fanciulla bolognese additando il giovane di passaggio il quale, la sera
precedente, alla visione della suddetta in soli autoreggenti e sandali con
tacco vertiginoso, non ha compreso le malcelate intenzioni sessuali della
focosa compagna.
MARAGLIO: aggettivo sostantivato utilizzato per identificare ragazzi/e
abbastanza grezzi che si mettono in mostra in modo vistoso e cafone. Il
giovane della Bologna bene affermerà "che gran maraglio!" indicando
platealmente il possessore della Renault 5 turbo con ruote iperlarghe e
adesivi sul genere "turbo", "Rabbit", "O'neill".
NON C'E' PEZZA: locuzione ermetica che affonda le radici ai tempi di vacche
magre in cui le pezze potevano sancire la salvezza di un capo di
abbigliamento ormai logoro. Quando "non c'è pezza" significa che non vi è
modo di recuperare lo strappo e, per traslato, sottolinea l'ineluttabilità
di un evento senza che si possa fare niente per evitarlo o per negarlo.
"Devo mettermi a dieta, non c'è pezza!" esclamerà non senza una nota di
tristezza il giovane imbolsito da vagonate di tigelle e crescentine.
NON SI AFFRONTA: locuzione atta ad indicare situazioni o immagini al limite
della gestibilità o comunque sgradevoli a qualunque dei cinque sensi (vedi
esempio precedente)
NON VOLERNE (PIU') MEZZA: essere saturo di una cosa al punto di non volerne
più sentire parlare. Appare evidente il superiore impatto
emozionale della locuzione felsinea al confronto del ben più prolisso ed
inefficace corrispondente italiano. Vedi anche "scendere la catena"
PAGLIA: sigaretta. Tipica l'espressione del galantuomo bolognese il quale,
dopo avere sorseggiato il quinto "mohito", si rivolge
elegantemente al tavolo accanto al proprio biascicando: "oh, raga, avete una
paglia?"
PANNO: coperta (del letto). Viene chiamato a gran voce dal galantuomo
bolognese al sopraggiungere dei primi freddi apostrofando così la signora:
"Oh, Cesira, tira fuori il panno!"
PEZZA: sostantivo derivato dal verbo "impezzare" ossia usare la dialettica
per chiudere all'angolo un altro individuo contro la sua
volontà, il quale, dopo alcune orette sbotterà "cioé, mi stai tirando una
pezza allucinante! cioé, non ti si affronta: basta". Vedi anche "tomella"
PILLA (FRESCA): soldi, denaro. Sostantivo generalmente utilizzato per
sottolineare le capacità economiche famigliari che permettono al
vitellone di sfilare di fronte al "Calice" sull'ultima spider in compagnia
della gnocca di turno "merda che ferro! lui lì ha della gran pilla!"
POLLEGGIO: riposarsi, stare calmi. Viene utilizzata spesso la forma
imperativa del verbo in tono intimidatorio per raffreddare i bollori del
maraglio di turno che spinge per non fare la coda all'ingresso della disco:
"Oh, polleggiati subito!"
RIGA: basta, finito. La citazione della linea che determina la fine
dell'elenco degli addendi nella somma del verdurajo definisce per
traslato la fine di ogni attività. Si fa seguire spesso e volentieri a "bona
lè" (cfr.)
RUSCO: pattume, spazzatura. "Cacciala nel rusco!" si sentirà dire il tapino
giunto al passo della Raticosa con mezz'oretta di ritardo
rispetto agli altri amici dotati di moto ben più moderne e prestazionali.
SBARBINA: ragazza piccola di età, non oltre i 12/13 anni, usato meno
frequentemente anche riferito ai ragazzi. "Quando ero sbarbino..."
SBORONE: esibizionista, personaggio che si fa notare rumorosamente, privo
del benché minimo senso di misura, tatto ed eleganza. La diffusione del
malcostume nazional-popolare di stampo catodico tipico di questo periodo
storico ci offre continui esempi di "sboroni" che spaziano dagli ostentatori
di status simbol (auto, moto, abiti griffati, accessoristica elettronica di
vario genere) accomunati dalla caratteristica di avere elevati prezzi senza
possederne corrispondenti contenuti, ai più classici autocelebratori di
prestazioni sportive, sessuali nonché spacciatori di falsissime amicizie
altolocate.
SCENDERE LA CATENA: tipica espressione che comunica il disarmo finale nei
confronti di qualsivoglia evento al punto da non "volerne più mezza". Le due
espressioni si rafforzano spesso in un confronto sintattico che porta il
giovane ingegnere alla settima ora di scritto dell'esame di stato ad
affermare: "bona lì, riga! mi è scesa la catena: non ne voglio più mezza!".
Lo stesso verrà ritrovato poche ore dopo completamente "in cassa" di fronte
al pub irlandese...
SFROMBOLARE: gettare via, lanciare. Verbo che ben descrive gesti plateali
e definitivi volti all'eliminazione fisica di qualsiasi oggetto divenuto
inutile o comunque sgradito. "Soccia che stereo!" si dirà appena
saggiata la potenza sonora dell'ultimissimo ritrovato acustico situato in
camera dell'amico "...e che ne hai fatto di quello vecchio?" "l'ho
sfrombolato giù dalla finestra!"
SGHETTO(ANDARE DI): espressione volta all'identificazione di contesti
fortunosi che hanno consentito il concretizzarsi di eventi altrimenti
improbabili. Tipico l'incipit dello studente universitario nullafacente e
vitajolo che, all'ingresso dell'aula dove si tiene l'esame di "scienza delle
costruzioni", con la fiata ancora turbata dall'alcool ingerito la notte
precedente esclama: "oh raga, se passo questa mi va fatta di sghetto!"
SPANIZZO: persona che si fa notare, che non si tira indietro, che osa in
maniera evidente ma comunque degna di ammirazione. L'immagine, per quanto
possa sembrare somigliante ad una prima lettura superficiale, differisce
sensibilmente da quella dello "sborone" (cfr.) in quanto non comprende
l'accezione negativa caratteristica di quest'ultimo.
TIRO: è l'azione di schiacciare il bottone che apre il portone del palazzo.
Qunado il gentiluomo bolognese si troverà ai piedi del
condominio dell'amata suonerà il campanello pronunciando la frase: "Ciao,
sono io, mi dai il tiro?"
TOMELLA: si riferisce all'atto di "intomellare" ossia di riversare fiumi di
parole sul prossimo cercando di convincerlo delle cose più disparate. "Cioé,
mi hai fatto una tomella assurda, mollami subito!" dirà elegantemente il PEx
alla pretendente fanciulla affascinata da tanto potere e denaro. Vedi anche
"pezza".
ZAGNARE: rompere, infastidire. Forma verbale tipicamente utilizzata nella
più ampia locuzione "zagnare i maroni" dove l'azione si eleva ad una forma
catartica ed universale che colpisce inevitabilmente le parti più intime e
sensibili della corporalità maschile, ultimo ed ineluttabile bersaglio delle
persone più insopportabili che la vita ci para dinanzi.

C'è chi parte, c'è chi torna...


La settimana scorsa mi sono svegliata in un letto colorato di rosso, da sola. E nevicava.
Uno scenario incantato per la mia peculiare malinconia.

E faceva freddo, e io ho avuto tanto freddo!
Ma come sempre Bologna era bellissima.



Feriae Matricolarum di Bologna

Le Feriae Matricolarum (Festa delle Matricole, ma continuerò, per fondo e profondo rispetto a chiamarla Feriae) di Bologna sono un evento annuale attesissimo per i Goliardi bolognesi, ma anche per moltissimi studenti e cittadini. Si tratta di tre giorni interamente dedicati a feste, balli, divertimento, giochi goliardici e, naturalmente, intrisi delle tre fondamenta della Goliardia: Bacco, Tabacco e Venere
Durante questa festa i Goliardi d'Italia e a volte d'Europa si riuniscono per divertirsi, banchettare, disquisire, sproloquiare e anche, diciamolo, cuccare. L'alta possibilità di giochi verbali e discussioni di livello si esprime al massimo durante questa festa, dove la conoscenza con diversi goliardi di moltissime balle (od ordini, dipende) è grandissima.

La festa è attesa. Preparata. Giocata a suon di bicchieri di vino. Le balle bolognesi si contendono il banchetto più bello, il saio più bello, la patacca più bella, la feluca più bella, il mantello più bello ma soprattutto la gnocca più bella (facevo testo anche in abiti non ufficiali?). E ovviamente, ognuno seguendo il suo grado, i primi arrivati con i primi arrivati, i mantellati con i mantellati (o quasi), i vecchi con i vecchi (o quasi). 


Tornare alla Festa delle Matricole dopo anni di silenzio goliardico mi ha fatto un certo effetto. Mi sono sentita a casa (come sempre, a Bologna), tra amici (come sempre tra goliardi), abbracciata e protetta dai portici di "mamma Bologna" e coccolata, perché i vecchi tempi non si scordano mai, e anche se ci si parla di meno ognuno conserva nel cuore il vecchio goliarda che è stato. Effettivamente al tavolo dei vecchi in Piazza Maggiore eravamo tutti vecchi, gli anni erano passati, forse siamo diventati più seri? Ma cazzo, anche se non bevo più, non fumo più (e aggiungo, non trombo più!) ho sempre 20 anni. 

Durante le tre giornate ci sono eventi diversi. La prima sera, di solito il venerdì, l'evento clou è l'infelucamento del Nettuno (vedi foto). In pratica una grande feluca viene posizionata in testa alla statua della fontana del Nettuno che domina appunto Piazza del Nettuno. Questo avviene circa a mezzanotte. L'evento, molto interessante, me lo sono sempre perso, di solito o avevo altro da fare, o crollavo dopo ettolitri di vino abbracciata alle palle di Piazza Santo Stefano o distesa sotto i portici ad aspettare una barella. Cercate di resistere dunque almeno fino a mezzanotte, perché davvero merita (tanto la notte è sempre giovane!). 
Gli altri due giorni prevedono varie attività, sicuramente sono dedicati alle conoscenze, alle discussioni, agli omaggi, ai giochi. Per poi finire, come sempre, a cena (se qualche goliarda leggesse, potrebbe aiutarmi indicandomi quali sono stati gli eventi di quest'anno!).
Quest'anno c'erano diversi banchetti in Piazza Maggiore (e perfino i bagni!) di cibarie, vino e co, allestiti dalle varie balle, e un palco con due serate a concerto. 

Ma la cosa bella è proprio l'incontrarsi, la voglia di conoscersi, di condividere quello che per molti la Goliardia rappresenta ancora oggi: gioco, divertimento, beltà, gioventù! Perché i goliardi hanno sempre 20 anni anche quando ne hanno di più!

Ed ecco il Gaudeamus Igitur, l'Inno Goliardico Internazionale, che unisce i goliardi di tutto il mondo (NOTA: non vado in mutande, o peggio)!


Gaudeamus igitur iuvenes dum sumus. [bis]
Post iucundam iuventutem
post molestam senectutem
nos habebit humus! [bis]

Ubi sunt qui ante nos in mundo fuere? [bis]
Vadite ad superos
transite ad inferos
hos si vis videre. [bis]

Vita nostra brevis est, brevi finietur, [bis]
venit mors velociter,
rapit nos atrociter,
nemini parcetur. [bis]

Vivat academia, vivant professores! [bis]
Vivat membrum quodlibet,
vivant membra quaelibet,
semper sint in flore. [bis]

Vivant omnes virgines faciles, formosae! [bis]
Vivant et mulieres
tenerae, amabiles,
bonae et laboriosae. [bis]

Vivat et respublica et qui illam regit! [bis]
Vivat nostra civitas,
maecenatum charitas,
quae nos hic protegit. [bis]

Pereat tristitia, pereant osores! [bis]
Pereat diabolus,
quivis antiburschius,
atque irrisores. [bis]

(Strofe apocrife)
Quis confluxus hodie academicorum? [bis]
E longinquo convenerunt,
protinusque successerunt
in commune forum. [bis]

Alma Mater floreat quae nos educavit [bis]
caros et commilitones,
Dissitas in regiones
sparsos congregavit. [bis]

Nota