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Italia in Miniatura: Emilia Romagna mia!


Arco di Augusto a Rimini

Dedicato a chi come me ama l'Emilia Romagna, che mi manca tanto e che conservo sempre nel mio cuore. Una panoramica di foto dei suoi monumenti principali come potete vederli all'Italia in Miniatura di Rimini. Enjoy!   

 
Il Castello Estense di Ferrara
La Stazione Centrale di Bologna
Rimini Marina Centro
Il Mausoleo di Teodorico a Ravenna
Ponte dei Trepponti a Comacchio (Ferrara)
Basilica di Sant'Appollinare in Classe (Ravenna)
Abbazia di Pomposa (Ferrara)
Basilica di San Vitale (Ravenna)
 Santuario della Madonna di San Luca (Bologna)

Turismo Ecologico in Romagna


Sempre più rapidamente si sta diffondendo, com’è accaduto già nel Nord Europa, una coscienza ecologista, più attenta al rispetto della natura, che spezzi il ritmo frenetico e consumistico della vita commerciale di città. Su questa scia ogni anno, nonostante la crisi economica la nicchia di agriturismi, hotel diffusi ed hotel ecologici registra un aumento di presenze come ad esempio in questo ultimo capodanno. La Romagna, che è una delle regioni italiane più sensibili alle esigenze dei turisti, offre un numero elevato di strutture che esaltano il rapporto con una vita più bucolica e rispettosa dell’ambiente ed in questo ambito sono nati gli hotel ecologici di Bellaria Igea Marina. Questo gruppo di hotel ben affiatati tra loro e capitanati dall’hotel Missouri ha deciso di aderire al decalogo di Legambiente Turismo che li appoggia e ne controlla i requisiti.

La rocca di Modigliana

rocca di Modigliana
Lungo la strada che porta all'appennino Tosco Romagnolo, nella Valle del Tramazzo, appare Modigliana, un piccolo borgo di pochi abitanti che ha conservato le sue caratteristiche nel tempo. Un paese meno conosciuto ma non meno affascinante immerso nella splendida cornice dell'appennino, luogo indimenticabile e meta ideale per turisti che amano il riposo e la tranquillità. Le strade sono tutte in salita e discesa, quindi la passeggiata per il paese non è agevolissima e consiglio comunque di spostarsi con un mezzo. Il centro storico permette una camminata piacevole, la natura è viva e il paesino molto carino. Modigliana è caratterizzata dalla presenza di molti torrenti. In effetti diversi sono i ponticelli, tra cui uno, ormai abbandonato, che ricordo, il Ponte San Donato o Ponte della Signora. Questo ponte è davvero caratteristico, totalmente in pietra e a schiena d'asino. Attraversarlo non è molto faticoso e ci si può anche sedere nel mezzo, a guardare il fiume o a leggere un libro, data la tranquillità del posto.

I 10 musei più belli dell'Emilia Romagna


Chi mi conosce sa che mi piacciono i musei. Ma non solo quelli commerciali, non quelli super pubblicizzati. A me piace andare a vedere anche i musei piccini, di quelli completamente vuoti e che nessuno considera... sono curiosa e analitica, in mezzo a troppa gente vado in tilt. Forse vado in tilt anche quando qualcuno mi considera un pezzo di museo perfettamente amalgamato all'ambiente... dato che vivo in Emilia Romagna da ormai molti anni, ho pensato di fare una top ten dei musei più belli che ho visitato. Ovviamente consiglio caldamente un piccolo passaggio se venite da queste parti. Se siete in vacanza a Rimini ad esempio, non limitatevi al mare e alle discoteche, ma date un'occhiata anche alla Domus del Chirurgo, si trova proprio in centro città! Non me ne vogliano Parma e Piacenza, dato che tutte le volte che le ho visitate ho trovato sempre i musei chiusi... ecco la mia classifica (in ordine sparso):

Piacere Piacenza

Ho deciso di visitare Piacenza perché era la città emiliana che mi mancava. Un po' d'Emilia un po' di Lombardia e moltissima integrazione. Certo Milano è vicina e si vede, e quando cammini per il centro storico ti sembra di essere un po' qua e un po' là. Lunedì i musei son tutti chiusi, sappiatelo se andate a Piacenza per svagarvi e non troverete molto altro da fare che vedere chiese o vetrine dei negozi. Piazza Duomo è leggermente sacrificata a una rotonda pedonale, ma il Duomo è splendido e vi consiglio di visitarlo (quando è aperto). Via XX Settembre è la zona pedonale dei negozi per eccellenza, prezzi alti ma botteghe interessanti, almeno se siete abituati al medioevo di altre città. Una splendida piazza dei Cavalli, il cuore del centro cittadino dominata dalle due statue equestri dei Farnese. E un mercatino di prodotti tipici, sempre emiliani, sia chiaro, nella nostra regione ci teniamo a portare avanti lunghe tradizioni gastronomiche! Piacere, Piacenza dunque, la città si presenta, bella, calda e cordiale!

Paesaggi romagnoli

Romagna mia
Forse uno non ci pensa molto al posto in cui vive, e sogna sempre di vedere cose nuove, paesaggi differenti, di incontrare persone diverse con accenti diversi. Io sono veneta ma innamorata dell'Emilia Romagna. Ho vissuto in tante città, ho conosciuto gente da tutta Italia ma l'Emilia Romagna rimane per me il giusto compromesso tra società e libertà. Le foto sono scorci normalissimi di queste zone, tra Ravenna e Rimini, Forlì e Cesena, con qualche sprazzo di terra emiliana. Cose che ho visto sempre per tutti questi anni e che forse si danno per scontate e che magari, quando te ne vai, ti mancheranno anche.
Cosa aspettate dunque a visitare l'Emilia Romagna?


Musei del Gusto

musei del gusto Emilia Romagna
Amo l'Emilia Romagna, l'ho già detto? Lo dico, lo ridico! E' una terra meravigliosa! E quale intro migliore se non la nota frase di Pino Caruso "il cibo a saperlo leggere è un libro di memoria e, se ci viene dalla terra in cui siamo nati, è anche un pezzo della nostra infanzia e della nostra storia" per presentare i Musei del Gusto dell'Emilia Romagna, una vera chicca tutta emiliana. Eh sì perché questa regione mangereccia non poteva non idolatrare i prodotti clou della sua dieta! E cioè il parmigiano reggiano, l'aceto balsamico tradizionale, il prosciutto di Parma, il salame di Felino, la tigella, il pane, il sale di Cervia, il castagno, l'olio di Brisighella, il formaggio di Fossa, il vino, il pomodoro e la patata. Questi musei sono dislocati in varie zone dell'Emilia Romagna, ognuno nella città che lo rappresenta da sempre. 

Forza Emilia

Il nuovo terremoto di ieri ha lasciato tutti scossi e senza parole. Una nuova faglia, una nuova tragedia. Ho vissuto e vivo da vicino il terremoto. Vivo in centro a Ferrara, non è stata colpita come i paesi della provincia ma ha subito gravi danni e anche noi abbiamo sfollati e feriti. Qui l'aria è ferma, Ferrara è a tratti vivace, a tratti silenziosa. La terra trema di continuo, qualunque rumore ti fa sobbalzare, la notte riuscire a dormire è difficile se non per puro sfinimento. Le notizie non sono confortanti, l'informazione non è precisa e a volte neanche obbiettiva. Posso solo dire che il terremoto è un qualcosa di davvero disarmante.

Sul web gli emiliani si sentono abbandonati. E' così anche dal vivo! Ci sentiamo soli. Siamo impotenti, è difficile spiegare, è difficile prevedere. Io so solo cosa c'è oggi e quando c'è il terremoto fai davvero fatica a pensare al giorno dopo.

Ieri alla protezione civile mi è stato detto che cibo e beni di prima necessità ce ne sono (qui a Ferrara). C'è stata una grande solidarietà da parte dei cittadini. Ma mi è stato ricordato di non dimenticare. Probabilmente, tra qualche mese, il cibo e i beni saranno finiti, ma gli sfollati saranno ancora là. E avranno ancora bisogno di noi. 

Manda un SMS al 45500, 2 euro. Lo possiamo fare tutti, 2 euro li abbiamo tutti

Capisco che ci sia anche della gente che è dubbiosa su dove possano finire i soldi dei conti correnti, o il cibo spedito... ma bisogna anche avere fiducia, altrimenti nella vita non si riesce più ad aiutare nessuno.

Quando vai a fare la spesa, e vedi i bambini che sono sopravvissuti al terremoto e stanno nelle tendopoli, ballare allegri e darti in mano un foglio di beni di cui la gente ha bisogno... e poi tu esci con una spesa e guardi il volto della gente aprirsi con il sorriso, e pensi che eri andata a fare la spesa per te e invece l'hai fatta per loro... è come il terremoto. Ti travolge l'istinto, l'impulsività, l'angoscia e la gioia e non puoi fare altro.

Condividete il banner per gli aiuti all'Emilia, con link diretto verso il sito della protezione civile Emilia Romagna che è sempre aggiornato. E non fatelo perché un giorno i terremotati potreste essere voi. Fatelo perché la vita è la vita, e la vita di tutti va rispettata, qualunque essa sia.



Il Castello di Montebello e la Leggenda di Azzurrina

Montebello è una piccola frazione del comune di Torriana, in provincia di Rimini. Il paesino è un vero splendore se si pensa che ha avuto origine in epoca preromana. Si percorre in pochi minuti ed è adagiato su una rocca: circonda il noto Castello di Montebello, antica residenza dei Malatesta, signori di Verucchio e famosa famiglia che dominò molte zone della Romagna fino a San Marino dalla fine del 1200 al 1500 circa. Per raggiungere il castello conviene dirigersi verso  Rimini tramite voli o in treno (a seconda di dove abitate), e successivamente spostarsi in macchina, dato che Montebello è un paesino davvero piccolino e non proprio turistico. In alternativa, si può optare per l'aeroporto di Forlì (le offerte blu express sono interessanti) o di Bologna, città entrambe bellissime da visitare e comunque non molto lontane dalla zona.

Buon Natale!




Il bagno 40 di Cattolica augura a tutti buon Natale, a modo suo! Una palma con a fianco un ombrellone e una sdraio con le lucine! Auguri a tutti!!

Una passeggiata a Castelvetro di Modena

Castelvetro di Modena è un piccolo paesino di 10 mila abitanti, situato tra Vignola e Modena. Lungo la strada incontrerete i cartelli marroni che invitano a visitarlo: Borgo Antico. Ed è proprio così, un piccolissimo borgo, che ho avuto la fortuna di vedere poco prima del tramonto, in un silenzio quasi deserto. Piccolo, piccolissimo, si gira in pochi minuti ma l'atmosfera è primordiale. Si può sentire, toccare, respirare, amare, ci si può immergere di rara beltà. 
Al vostro arrivo tra le colline (che mi hanno ricordato moltissimo quelle della zona di Forlì) troverete un piccolo parcheggio e già lungo la strada potrete ammirare le case pittoresche. 
La passeggiata è obbligatoria, rilassante e romantica. Al tramonto poi può essere favolosa.


Bela Bulagna e La raza bulgnaisa




Bela Bulagna cantata da Adrianen in un bellissimo video con immagini tutte bolognesi, e la versione de La raza bulgnaisa, in questo link , di Fernando Panigoni e Laurenti.
Due storiche canzoni che rappresentano la città di Bologna da sempre e che sono incise nei cuori di tutti i bolognesi!


Lungofiume degli Artisti di Rimini



Tornare indietro nel tempo e lasciarsi cullare da un'atmosfera poetica e tremendamente sentita si può. Immersi nell'arte e nella poesia, sul Lungofiume degli Artisti (poeti e pittori) di Rimini. 
Si tratta di una zona leggermente periferica ma sempre sul mare, in cui diverse piccole case sono state abbellite con dipinti e frasi poetiche di artisti locali. La passeggiata prende vita e diventa quasi magica. 
Una specie di piccolo laboratorio creato dall'associazione Infezna, dedito all'arte e alle espressioni contemporanee. Tra i murales che meritano più attenzione ci sono "l'Airone" di Ilse Sanfti, "Spiaggiamento del capodoglio" di Elio Morri, "Amarcord", di Enzo Maneglia.

Un luogo ormai molto frequentato dai turisti, ma se riuscite a trovare l'ora buona potrete camminare respirando il profumo del mare, dell'arte, della poesia romagnola.





Il Nettuno di Bologna



Quando si pensa a Bologna si pensano sempre tante cose: i tortelli, la mortadella, le torri, le belle donne, la madonnina di San Luca, i portici...ecc. 
Ma uno dei simboli più classici della città è la Fontana del Nettuno, al cui centro spicca una statua in bronzo del Dio Nettuno del Giambologna. Una fontana dalle forme sinuose, che si possono intravedere anche dalle statue di donne che si reggono virtuosamente i seni tra le mani, da cui zampillano getti d'acqua sempre fresca. Ma il Nettuno è da sempre affascinante. La sua posizione elegante, lo sguardo come a proteggere e sorvegliare i dintorni di San Petronio e della sua nota piazza Maggiore. Come se fosse un suo figlio. Il Nettuno, chiamato così in gergo dai bolognesi, è un riferimento di incontri. Ci si dice allegramente: troviamoci sotto il Nettuno. Facciamo un giro al Nettuno. Soccia il Nettuno ci aspetta, è sempre lì!
Ed è vero, lui è lì, è sempre lì, non si muove.

Una delle cose che sicuramente vi avranno fatto vedere se non siete di Bologna o non ci siete mai stati è l'ombra della statua. Dovrete fare un giro attorno fino ad arrivare al punto giusto, quando il pollice della mano sinistra si comincia ad intravedere dal bacino del Nettuno. La leggenda dice che il Giambologna volesse fare il Dio con i genitali più grandi di quelli che ha effettivamente. Ma la Chiesa non glielo permise.  Egli escogitò quindi questo "sistema" per poter fornire il Dio dei suoi imponenti attributi. Effettivamente se lo si guarda un po', quel dito sembra un pene eretto. Ma tutta la fontana ha un che di erotico e tremendamente sensuale, l'ho già detto. 

Girare attorno alla fontana per due volte in senso antiorario porta bene! Fatelo! Di solito lo fanno gli studenti prima degli esami, ma anche qui c'è una leggenda interessante. Si dice che il Giambologna lo facesse spesso pensando alle coordinate del suo progetto, che naturalmente gli portò molta fortuna!

Se siete studenti (ma anche se non lo siete!), da non perdere è la famosa manifestazione dell'Infelucamento del Nettuno, ideata dai Goliardi bolognesi che omaggiano il loro Dio in questo modo! Durante la Festa delle Matricole di Bologna, che in genere si svolge il weekend di metà maggio di ogni anno, il venerdì a mezzanotte, viene messa sopra la testa del Nettuno una grande feluca, simbolo inequivocabile di appartenenza alla Goliardia Italiana.


In foto: il Nettuno spicca sullo sfondo del Palazzo di re Enzo, l'ombra del Nettuno durante un'allegra serata goliardica.

Il Bolognese per tutti

L'altro giorno mi è arrivata una mail carinissima. Ho pensato che potevo copiarla qui, anche se il mio è un blog di viaggi. Non mi è sembrata una cosa folle, dato che, quando mi sono trasferita dal Veneto all'Emilia Romagna, il bolognese era una lingua a me decisamente sconosciuta (e lo è praticamente ancora adesso)! Un viaggiare nella lingua insomma, di una città che mi ha letteralmente conquistata, insieme ai suoi abitanti!

Buon divertimento!

Il corso on-line ad uso e consumo dei maruecos e di chiunque voglia restare
lessicalmente giovane:

BAGAGLIO (anche "zavaglio"): sostantivo che può indicare indifferentemente
qualsiasi oggetto (o persona) con accezione negativa. Definisce
sinteticamente la condizione di attrezzo inutile il cui unico attributo è
quello di possedere un peso senza, nonostante tutto, svolgere correttamente
la propria funzione. "Cos'è quel bagaglio lì?" domanderà con aria di
superiorità il giovine felsineo additando il vecchio cellulare dell'amico
dalle dimensioni di un cabina telefonica.
BATEDO: letteralmente equivalente alla locuzione "una gran quantità di".
Il termine, pur nella sua sinteticità estrema, esprime con disarmante
successo l'immagine onomatopeica del tamburellare incessante di qualcosa che
si abbatte senza concedere tregua alcuna. "Ho preso un batedo d'acqua!"
esclamerà correttamente l'ignaro cicloturista appena rincasato fradicio dopo
l'ennesima bizza metereologica di queste mezze stagioni ritornate
prepotentemente di moda.
BAZZA: intrallazzo, conoscenza tattica volta all'ingresso in disco senza
sottostare a code di ore o allo sconto all'atto dell'acquisto del
settimo aperitivo consecutivo al Rosarosae.
BONA LE':basta. Locuzione sintetica ma esaustiva per sancire il termine di
qualsiasi attività o discussione. "bona lè, riga! non ne voglio
mezza!" affermerà perentoria la fanciulla-bene all'incipiente
quarantasettesimo tentativo di "intomellamento" ad opera del maldestro
maraglio di turno. Vedi anche: "riga".
BULBO: capelli. Il bolognese veramente giovane affermerà al suo amico
scapigliato dalla corrente: "con questo vento hai un bulbo che non si
affronta!"
CARTOLA: tipo giusto, molto fico, di un'altra (vedi). Se si "ha la càrtola"
significa che si possiedono tutte le caratteristiche necessarie
per fare colpo sull'universo femminile. Come comprensibile tale attributo
non è collegabile in alcun modo al PEX.
CASSA: o meglio "essere in cassa". Definisce lo stato comatoso conseguente
ad abuso di sostanze alcooliche e depone a grande sfavore del soggetto in
quanto assolutamente incapace di intendere e di volere. Es.: "mi sono preso
una cassa assurda!" esclamerà il morigerato fanciullo la giornata
susseguente ad una bravata con gli amici.
CIOCCATA: rimprovero, cazziatone. Più correttamente "cioccàta", in cui la
doppia "c" viene immolata senza troppi rimorsi sull'altare della corretta
pronuncia felsinea. "Ho preso una ciocàta pazzesca" asserirà correttamente
lo studente ripreso e ridicolizzato di fronte alla platea di compagni di
corso dal prof che lo ha "sgamato" mentre copiava la soluzione del problema
di Analisi 2 dalla fotocopia ridotta e filigranata del "Matricioni -Forti"
DARE LA MOLLA: mollare, scaricare. Utilizzato principalmente nel senso di
liberarsi della persona con cui si era soliti accompagnarsi. Alla domanda
"dove l'hai messa la morosa?" il giovane bolognese che vorrà
distinguersi per eleganza e modernità risponderà convenientemente "cioé, le
ho dato
la molla, mi aveva troppo zagnato i maroni!" (vedi "zagnare")
DELLA SERIE...: incipit per eccellenza che prelude ad una categoria di cui
l'evento che viene commentato si ritiene faccia parte.
Fondamentale la "s" sibilante e la "e" molto aperta affinché la locuzione
sia effettivamente giovane ed efficace.
ESSERE DI UN'ALTRA (o di prima, o di primissima): sottointeso "categoria".
Locuzione utilizzata per esprimere entusiasmo e felicità per qualcosa.
L'oggetto dell'espressione viene immediatamente posto al di sopra di ogni
confronto con oggetti simili ma banalmente e tristemente più scadenti (di
ultima).
FANGA: scarpa. Tendenzialmente schivo e scarsamente esibizionista il
giovane felsineo apostroferà il suo interlocutore appoggiando un lieve: "ho
comprato delle fanghe in centro che sono di un'altra" .
FARE IL PROPRIO NUMERO (non...): locuzione di rimprovero che colpisce la
giovane mente bolognese fin dalla più tenera età e che lo accompagna nel
corso della sua esistenza pronunciata ora dall'amico di turno ora dalla
dolce consorte la quale, prontamente avvedutasi dell'imminente, ricorrente
fragorosa digestione del compagno nel corso del pranzo di nozze della
sorella, lo apostroferà così: "Non farai mica di nuovo il tuo numero?!"
GAGGIA: mento di notevoli dimensioni e sproporzionato rispetto al resto
del viso. Tra gli esempi più famosi citiamo Celìne Dion e Michael Shumacher.
GEBBO (o geppo): scarso, maldestro, personaggio di scarso spessore.
Aggettivo dispregiativo utilizzato per additare persona sfigata di cui si
nutre scarsa considerazione. L'espressione può essere rafforzata
ulteriormente da specificazioni peggiorative come nei seguenti esempi:
"gebbo di ultima", "gebbo da fuoco".
IMPALUGARE: allappare, invischiare. Tipico verbo da usare durante gare di
Orzoro, pangrattato a cucchiaiate senza bere. Il giovane bolognese che
tronfio estrarrà dal suo zainetto il mitico "tortino porretta" o il non meno
temibile "buondì classico" (privo dell'effetto lubrificante della marmellata
o della copertura di cioccolato) per la merenda si troverà irrimediabilmente
impalugato e quindi bisognoso di ettolitri di liquido.
INTAPPO: abbigliamento particolare, look. Utilizzato in modo particolarmente
efficace per riferirsi a travestimenti o agghindature
finalizzate alla partecipazione a feste a tema (intappo anni '70). L'arrivo
di un amico dotato di zampa di elefante e stivaletto in pelle con
cerniera laterale verrà convenientemente salutato con un efficacissimo:
"meerda, che intappo! sei troppo di un'altra!"
INTORTARE (da cui il sostantivo "intorto"): circuire, ammansire con discorsi
possibilmente lunghi e fastidiosi a fini persuasivi. La pratica
dell'intorto è tipicamente attuata dal giovane di tendenza che, sfoggiando
camicia "di primissima" ed il dodicesimo calice di frizzantino al dehor del
Rosarosae, dà prova di prorompente logorrea alla fanciulla trampolata di
turno al fine palese di ottenere favori di natura sessuale.
LESSO: tipo scarsamente sveglio. "Luilì è un lesso!" esclamerà la sagace
fanciulla bolognese additando il giovane di passaggio il quale, la sera
precedente, alla visione della suddetta in soli autoreggenti e sandali con
tacco vertiginoso, non ha compreso le malcelate intenzioni sessuali della
focosa compagna.
MARAGLIO: aggettivo sostantivato utilizzato per identificare ragazzi/e
abbastanza grezzi che si mettono in mostra in modo vistoso e cafone. Il
giovane della Bologna bene affermerà "che gran maraglio!" indicando
platealmente il possessore della Renault 5 turbo con ruote iperlarghe e
adesivi sul genere "turbo", "Rabbit", "O'neill".
NON C'E' PEZZA: locuzione ermetica che affonda le radici ai tempi di vacche
magre in cui le pezze potevano sancire la salvezza di un capo di
abbigliamento ormai logoro. Quando "non c'è pezza" significa che non vi è
modo di recuperare lo strappo e, per traslato, sottolinea l'ineluttabilità
di un evento senza che si possa fare niente per evitarlo o per negarlo.
"Devo mettermi a dieta, non c'è pezza!" esclamerà non senza una nota di
tristezza il giovane imbolsito da vagonate di tigelle e crescentine.
NON SI AFFRONTA: locuzione atta ad indicare situazioni o immagini al limite
della gestibilità o comunque sgradevoli a qualunque dei cinque sensi (vedi
esempio precedente)
NON VOLERNE (PIU') MEZZA: essere saturo di una cosa al punto di non volerne
più sentire parlare. Appare evidente il superiore impatto
emozionale della locuzione felsinea al confronto del ben più prolisso ed
inefficace corrispondente italiano. Vedi anche "scendere la catena"
PAGLIA: sigaretta. Tipica l'espressione del galantuomo bolognese il quale,
dopo avere sorseggiato il quinto "mohito", si rivolge
elegantemente al tavolo accanto al proprio biascicando: "oh, raga, avete una
paglia?"
PANNO: coperta (del letto). Viene chiamato a gran voce dal galantuomo
bolognese al sopraggiungere dei primi freddi apostrofando così la signora:
"Oh, Cesira, tira fuori il panno!"
PEZZA: sostantivo derivato dal verbo "impezzare" ossia usare la dialettica
per chiudere all'angolo un altro individuo contro la sua
volontà, il quale, dopo alcune orette sbotterà "cioé, mi stai tirando una
pezza allucinante! cioé, non ti si affronta: basta". Vedi anche "tomella"
PILLA (FRESCA): soldi, denaro. Sostantivo generalmente utilizzato per
sottolineare le capacità economiche famigliari che permettono al
vitellone di sfilare di fronte al "Calice" sull'ultima spider in compagnia
della gnocca di turno "merda che ferro! lui lì ha della gran pilla!"
POLLEGGIO: riposarsi, stare calmi. Viene utilizzata spesso la forma
imperativa del verbo in tono intimidatorio per raffreddare i bollori del
maraglio di turno che spinge per non fare la coda all'ingresso della disco:
"Oh, polleggiati subito!"
RIGA: basta, finito. La citazione della linea che determina la fine
dell'elenco degli addendi nella somma del verdurajo definisce per
traslato la fine di ogni attività. Si fa seguire spesso e volentieri a "bona
lè" (cfr.)
RUSCO: pattume, spazzatura. "Cacciala nel rusco!" si sentirà dire il tapino
giunto al passo della Raticosa con mezz'oretta di ritardo
rispetto agli altri amici dotati di moto ben più moderne e prestazionali.
SBARBINA: ragazza piccola di età, non oltre i 12/13 anni, usato meno
frequentemente anche riferito ai ragazzi. "Quando ero sbarbino..."
SBORONE: esibizionista, personaggio che si fa notare rumorosamente, privo
del benché minimo senso di misura, tatto ed eleganza. La diffusione del
malcostume nazional-popolare di stampo catodico tipico di questo periodo
storico ci offre continui esempi di "sboroni" che spaziano dagli ostentatori
di status simbol (auto, moto, abiti griffati, accessoristica elettronica di
vario genere) accomunati dalla caratteristica di avere elevati prezzi senza
possederne corrispondenti contenuti, ai più classici autocelebratori di
prestazioni sportive, sessuali nonché spacciatori di falsissime amicizie
altolocate.
SCENDERE LA CATENA: tipica espressione che comunica il disarmo finale nei
confronti di qualsivoglia evento al punto da non "volerne più mezza". Le due
espressioni si rafforzano spesso in un confronto sintattico che porta il
giovane ingegnere alla settima ora di scritto dell'esame di stato ad
affermare: "bona lì, riga! mi è scesa la catena: non ne voglio più mezza!".
Lo stesso verrà ritrovato poche ore dopo completamente "in cassa" di fronte
al pub irlandese...
SFROMBOLARE: gettare via, lanciare. Verbo che ben descrive gesti plateali
e definitivi volti all'eliminazione fisica di qualsiasi oggetto divenuto
inutile o comunque sgradito. "Soccia che stereo!" si dirà appena
saggiata la potenza sonora dell'ultimissimo ritrovato acustico situato in
camera dell'amico "...e che ne hai fatto di quello vecchio?" "l'ho
sfrombolato giù dalla finestra!"
SGHETTO(ANDARE DI): espressione volta all'identificazione di contesti
fortunosi che hanno consentito il concretizzarsi di eventi altrimenti
improbabili. Tipico l'incipit dello studente universitario nullafacente e
vitajolo che, all'ingresso dell'aula dove si tiene l'esame di "scienza delle
costruzioni", con la fiata ancora turbata dall'alcool ingerito la notte
precedente esclama: "oh raga, se passo questa mi va fatta di sghetto!"
SPANIZZO: persona che si fa notare, che non si tira indietro, che osa in
maniera evidente ma comunque degna di ammirazione. L'immagine, per quanto
possa sembrare somigliante ad una prima lettura superficiale, differisce
sensibilmente da quella dello "sborone" (cfr.) in quanto non comprende
l'accezione negativa caratteristica di quest'ultimo.
TIRO: è l'azione di schiacciare il bottone che apre il portone del palazzo.
Qunado il gentiluomo bolognese si troverà ai piedi del
condominio dell'amata suonerà il campanello pronunciando la frase: "Ciao,
sono io, mi dai il tiro?"
TOMELLA: si riferisce all'atto di "intomellare" ossia di riversare fiumi di
parole sul prossimo cercando di convincerlo delle cose più disparate. "Cioé,
mi hai fatto una tomella assurda, mollami subito!" dirà elegantemente il PEx
alla pretendente fanciulla affascinata da tanto potere e denaro. Vedi anche
"pezza".
ZAGNARE: rompere, infastidire. Forma verbale tipicamente utilizzata nella
più ampia locuzione "zagnare i maroni" dove l'azione si eleva ad una forma
catartica ed universale che colpisce inevitabilmente le parti più intime e
sensibili della corporalità maschile, ultimo ed ineluttabile bersaglio delle
persone più insopportabili che la vita ci para dinanzi.

Nota