Una giornata di fine agosto al Lago di Dobbiaco

Il Lago di Dobbiaco è sempre bellissimo. Quest'anno l'estate non vuole proprio andarsene e a fine agosto i colori del lago brillavano splendidamente. Non ci credete? Guardate le foto!




Bratislava

Bratislava è una città che ho visitato da poco, molto carina e con tante cose interessanti da vedere. Ve la posso consigliare senz'altro, data anche la possibilità di raggiungerla a prezzi davvero convenienti, grazie ai numerosi voli low cost della linea aerea Ryanair.



Bratislava è la capitale dell'attuale Repubblica Slovacca. Ho deciso di visitarla prima di tutto perché  mi serviva una città di appoggio per un viaggio molto più lungo (andavo in Polonia in auto), e poi perché si trova a circa 50 km da Vienna, ma è molto più economica. A Vienna inoltre ero già stata, e dato che la mia vacanza doveva essere decisamente low cost, ho scelto la Slovacchia.
Prima di partire non documentatevi troppo a livello cinematografico, soprattutto guardando film del calibro di Tarantino. E' un consiglio spassionato, dato che il film Hostel è ambientato in Slovacchia, e fa decisamente passare la voglia di andarci.

Bratislava è una cittadina di circa 450.000 abitanti e la città più importante della Slovacchia. E' una città giovane, in crescita, che è stata travolta negli ultimi vent'anni da una forte immigrazione, ma che dimostra la volontà di miglioramento nell'architettura e nell'innovazione. Ci vuole tempo, siamo pur sempre in un paese dell'Est ancora povero, ma la zona del centro è veramente carina, tranquilla e offre una certa sicurezza (anche se c'è sempre da stare attenti).

La città non è molto grande e se avete un buon navigatore la potrete girare tranquillamente in macchina, stando ben attenti al passaggio dei tram. L'aspetto è giovane, cordiale (nonostante si dica che la gente non lo sia affatto), in alcune zone un po' decadente (i mezzi pubblici sono piuttosto mal tenuti) ma il centro storico è un vero gioiellino, una grande area pedonale che di notte si trasforma con le luci dei molteplici ristorantini, locali e discoteche.

All'arrivo la riconoscerete dal sul imponente UFO, una struttura di metallo sorretta dal ponte sul Danubio che spicca per la sua maestosità. Si tratta di una zona panoramica, in cui è presente anche un ristorante girevole. Una bellissima e particolare attrazione che deve essere visitata!

A Bratislava potrete tranquillamente soggiornare in hotel 4 stelle che costano pochissimo e io vi consiglio di non scendere. Si tratta sempre di un paese povero, non dimenticatelo, e i servizi sono leggermente inferiori a come siamo abituati noi. L'inglese non è molto parlato, soprattutto dai non più giovani. Se avete bisogno di indicazioni chiedete ai ragazzi, saranno meno diffidenti e la maggior parte di loro parla un ottimo inglese (non sempre è così neanche negli alberghi purtroppo!).

Cosa vedere a Bratislava?

Il centro non è molto grande e in una giornata (anche mezza se avete fretta), potrete girarlo tutto e farvene una bella idea. L'aspetto delle stradine appare quasi medievale in qualche punto: acciottolato, stradine strette e tortuose, assenza di mezzi pubblici! Sì, perché a Bratislava il taxi o il bus potrete prenderlo soltanto fuori dal centro storico, che è totalmente pedonale.

Sicuramente da vedere Hlavné Namestie, la piazza Principale della città, il fulcro della cittadina, animata di caffè e ristoranti, casettine di souvenir per i turisti e palazzi coloratissimi che mettono allegria. Al suo centro è presente una fontana e qualche scultura di metallo di quelle che ormai vanno tanto di moda in Europa. Non potrete perdervi l'asta di ferro usata dai commercianti come misura di controllo e il coltello del macellaio, che si trovano sulla sinistra del Municipio. Anticamente questa piazza era infatti sede del mercato storico della città.


Hviezdoslavovo Namestie, ovvero piazza Hviezdoslav si trova nella prima periferia del centro e ha un grazioso viale pedonale ricco di fontane colorate, statue, sculture d'arte, fontane e perfino una grande scacchiera disegnata con i pezzi. Da vedere il Teatro Nazionale, proprio di fronte alla fontana, e il palazzo della Filarmonica. In questa piazza d'inverno si tengono i mercatini di Natale.

Konkatedrala sv Martina, ovvero la Cattedrale di San Martino (1200-1500), la più grande ed importante chiesa di Bratislava. Quando sono stata io era in restauro ma ho potuto vedere qualche parte degli interni, compreso un piccolo museo diocesano. La chiesa è particolare perché si trova a ridosso della strada e delle mura del centro. Di conseguenza non si può entrare nell'ingresso vero e proprio, ma soltanto da un lato minore. L'ingresso è a pagamento, ma basta dire che siete studenti (senza fornire libretto o documento) per poter ottenere lo sconto. La cattedrale è un luogo importante, abbiatene rispetto e, dato che non si possono fare foto, non fatele, io sono riuscita a farmi cacciare fuori.
Curiosità: Listz si esibì qui in uno dei suoi concerti di maggior successo e Giovanni Paolo II vi ha celebrato una messa.

Le statue di Bratislava


Sono delle statue in bronzo che si trovano nella zona pedonale del centro storico:

statua di Andersen (di fronte all'ambasciata americana), originalissima ma senza il pulcino ai suoi piedi, rubato da qualche balordo...



statua di Ignac Lamar, un buffo omino col cappello in mano, realizzata da Schoner Naci. La leggenda dice che Ignac fosse innamorato di una donna che lo rifiutava. Per colmare la sua disperazione passeggiava vagando di continuo per la città, offrendo fiori alle donne e ai bambini che incontrava.



Cumil, un uomo sorridente che si trova dentro un tombino con le braccia incrociate. Si dice che il sorriso provenga dalle sue sbirciate sotto le gonne delle donne. La povera statua in bronzo ha già perso la testa due volte, grazie alla guida spericolata degli slovacchi, ma oggi è stato piazzato un cartello stradale con scritto: men at work.


French Army Soldier, il soldato dell'esercito francese, appoggiato a una panchina nella piazza Principale. La leggenda dice che è rappresentato un soldato di Napoleone di nome Hubert, che in seguito a una ferita invalidante si innamorò di un'infermiera slovacca e rimase a Bratislava, aprendo una piccola ditta artigiana di vino francese. Ancora oggi Hubert è il nome di uno degli spumanti più famosi di Bratislava.

Paparazzi è una statua in bronzo molto particolare! Appoggiata all'angolo dell'ingresso del famosissimo ristorante Paparazzi, raffigura un fotografo furtivo! La foto ricordo è d'obbligo!



Bratislavsy Hrad, il Castello di Bratislava, è facilmente raggiungibile a piedi dalla Cattedrale, grazie a una piccola stradina pedonale tutta in salita. Non è faticosa ma sicuramente non facilissima. Il castello è tutto bianco e quando sono andata io era chiuso per lavori e quasi del tutto in restauro. Praticamente nuovo, nuovissimo, alcune parti le stavano ancora costruendo! Sede di incontri ufficiali e di mostre d'arte, ha un piazzale molto bello ed è circondato da un parco (si arriva anche con un trenino) da cui si può godere una bellissima vista. Il castello ha la stessa altezza dell'UFO, quindi potrete vedere la città dall'altra parte!
Consiglio una sosta al piccolo bar ristorante del parco. E' carinissimo e potrete sorseggiare una bibita guardando la città dall'alto.

Il Ponte Nuovo (Nevi Most), detto anche "ponte Ufo", è un ponte sul Danubio molto particolare, realizzato negli anni 70. Si può passeggiare a piedi con sotto il Danubio, fino ad arrivare all'Ufo. Considerate però che traballa un po' e sopra le vostre teste il ponte continua con diverse corsie per macchine e biciclette. Il ponte è piuttosto lungo ma è bellissimo la sera, quindi ve lo consiglio. Si trova a pochi passi dalla Cattedrale.


L'Ufo è la zona panoramica-ristorante della città, modernissimo e sorretto da pilastri agganciati direttamente al Ponte Nuovo. L'Ufo è particolarissimo, come un occhio che scruta la città, e ha la particolare forma a disco volante. Deve essere visto! Si può salire a piedi tramite scale con le griglie (è da pazzi!), oppure prendere l'ascensore che ha la particolarità di salire in obliquo. Non abbiate paura, fa effetto all'ingresso, non fatevi prendere dal panico inutilmente, come ho fatto io! Potrete decidere se cenare (in questo caso dovrete dirlo prima di salire) o bere un drink, oppure salire soltanto più in alto nella zona panoramica che è bellissima. Consiglio di visitare anche il bagno! E' con vista!


Leggermente decentrata, la chiesa di Santa Elisabetta (Modry Kostolik), detta chiesa Blu, è un piccolo gioiello! Dovete assolutamente visitarla! Si raggiunge a piedi in pochi minuti ed è tutta azzurra, coloratissima, sembra una casa delle bambole o dei cartoni animati. Anche dentro è azzurrissima, splendente, un piccolo sogno che a guardarlo non ci si crede neanche. Di fronte alla chiesa c'è una scuola, di color giallo, nello stesso stile! Mi ha fatto pensare alla casa di Hansel e Gretel

Il Danubio è circondato da una zona di passeggiata molto bella, ricca di panchine, lampioni fioriti e sanpietrini. Che sia l'alba o il tramonto, sarà romanticissimo passeggiare con la persona giusta.
Da lì partono i traghetti per la visita della città sulle barche, potrete anche scegliere l'intera giornata in mezza pensione, o addirittura andare a Vienna. I traghetti per Vienna partono due volte al giorno.

La sera Bratislava è una cittadina vivissima, ricolma di locali con musica a palla e tantissimi giovani. Una lunga passeggiata è decisamente obbligatoria, anche per tornare più allegri in albergo! Qui gli alcolici costano meno dell'acqua e Bratislava è famosa per questo, ma non posso dire nulla in proposito, dato che sono completamente astemia.

Il mio viaggio finisce qui, non ho approfondito molto altro, niente locali, niente ristoranti, niente notte brava.


Lungofiume degli Artisti di Rimini



Tornare indietro nel tempo e lasciarsi cullare da un'atmosfera poetica e tremendamente sentita si può. Immersi nell'arte e nella poesia, sul Lungofiume degli Artisti (poeti e pittori) di Rimini. 
Si tratta di una zona leggermente periferica ma sempre sul mare, in cui diverse piccole case sono state abbellite con dipinti e frasi poetiche di artisti locali. La passeggiata prende vita e diventa quasi magica. 
Una specie di piccolo laboratorio creato dall'associazione Infezna, dedito all'arte e alle espressioni contemporanee. Tra i murales che meritano più attenzione ci sono "l'Airone" di Ilse Sanfti, "Spiaggiamento del capodoglio" di Elio Morri, "Amarcord", di Enzo Maneglia.

Un luogo ormai molto frequentato dai turisti, ma se riuscite a trovare l'ora buona potrete camminare respirando il profumo del mare, dell'arte, della poesia romagnola.





Il Nettuno di Bologna



Quando si pensa a Bologna si pensano sempre tante cose: i tortelli, la mortadella, le torri, le belle donne, la madonnina di San Luca, i portici...ecc. 
Ma uno dei simboli più classici della città è la Fontana del Nettuno, al cui centro spicca una statua in bronzo del Dio Nettuno del Giambologna. Una fontana dalle forme sinuose, che si possono intravedere anche dalle statue di donne che si reggono virtuosamente i seni tra le mani, da cui zampillano getti d'acqua sempre fresca. Ma il Nettuno è da sempre affascinante. La sua posizione elegante, lo sguardo come a proteggere e sorvegliare i dintorni di San Petronio e della sua nota piazza Maggiore. Come se fosse un suo figlio. Il Nettuno, chiamato così in gergo dai bolognesi, è un riferimento di incontri. Ci si dice allegramente: troviamoci sotto il Nettuno. Facciamo un giro al Nettuno. Soccia il Nettuno ci aspetta, è sempre lì!
Ed è vero, lui è lì, è sempre lì, non si muove.

Una delle cose che sicuramente vi avranno fatto vedere se non siete di Bologna o non ci siete mai stati è l'ombra della statua. Dovrete fare un giro attorno fino ad arrivare al punto giusto, quando il pollice della mano sinistra si comincia ad intravedere dal bacino del Nettuno. La leggenda dice che il Giambologna volesse fare il Dio con i genitali più grandi di quelli che ha effettivamente. Ma la Chiesa non glielo permise.  Egli escogitò quindi questo "sistema" per poter fornire il Dio dei suoi imponenti attributi. Effettivamente se lo si guarda un po', quel dito sembra un pene eretto. Ma tutta la fontana ha un che di erotico e tremendamente sensuale, l'ho già detto. 

Girare attorno alla fontana per due volte in senso antiorario porta bene! Fatelo! Di solito lo fanno gli studenti prima degli esami, ma anche qui c'è una leggenda interessante. Si dice che il Giambologna lo facesse spesso pensando alle coordinate del suo progetto, che naturalmente gli portò molta fortuna!

Se siete studenti (ma anche se non lo siete!), da non perdere è la famosa manifestazione dell'Infelucamento del Nettuno, ideata dai Goliardi bolognesi che omaggiano il loro Dio in questo modo! Durante la Festa delle Matricole di Bologna, che in genere si svolge il weekend di metà maggio di ogni anno, il venerdì a mezzanotte, viene messa sopra la testa del Nettuno una grande feluca, simbolo inequivocabile di appartenenza alla Goliardia Italiana.


In foto: il Nettuno spicca sullo sfondo del Palazzo di re Enzo, l'ombra del Nettuno durante un'allegra serata goliardica.

Il Bolognese per tutti

L'altro giorno mi è arrivata una mail carinissima. Ho pensato che potevo copiarla qui, anche se il mio è un blog di viaggi. Non mi è sembrata una cosa folle, dato che, quando mi sono trasferita dal Veneto all'Emilia Romagna, il bolognese era una lingua a me decisamente sconosciuta (e lo è praticamente ancora adesso)! Un viaggiare nella lingua insomma, di una città che mi ha letteralmente conquistata, insieme ai suoi abitanti!

Buon divertimento!

Il corso on-line ad uso e consumo dei maruecos e di chiunque voglia restare
lessicalmente giovane:

BAGAGLIO (anche "zavaglio"): sostantivo che può indicare indifferentemente
qualsiasi oggetto (o persona) con accezione negativa. Definisce
sinteticamente la condizione di attrezzo inutile il cui unico attributo è
quello di possedere un peso senza, nonostante tutto, svolgere correttamente
la propria funzione. "Cos'è quel bagaglio lì?" domanderà con aria di
superiorità il giovine felsineo additando il vecchio cellulare dell'amico
dalle dimensioni di un cabina telefonica.
BATEDO: letteralmente equivalente alla locuzione "una gran quantità di".
Il termine, pur nella sua sinteticità estrema, esprime con disarmante
successo l'immagine onomatopeica del tamburellare incessante di qualcosa che
si abbatte senza concedere tregua alcuna. "Ho preso un batedo d'acqua!"
esclamerà correttamente l'ignaro cicloturista appena rincasato fradicio dopo
l'ennesima bizza metereologica di queste mezze stagioni ritornate
prepotentemente di moda.
BAZZA: intrallazzo, conoscenza tattica volta all'ingresso in disco senza
sottostare a code di ore o allo sconto all'atto dell'acquisto del
settimo aperitivo consecutivo al Rosarosae.
BONA LE':basta. Locuzione sintetica ma esaustiva per sancire il termine di
qualsiasi attività o discussione. "bona lè, riga! non ne voglio
mezza!" affermerà perentoria la fanciulla-bene all'incipiente
quarantasettesimo tentativo di "intomellamento" ad opera del maldestro
maraglio di turno. Vedi anche: "riga".
BULBO: capelli. Il bolognese veramente giovane affermerà al suo amico
scapigliato dalla corrente: "con questo vento hai un bulbo che non si
affronta!"
CARTOLA: tipo giusto, molto fico, di un'altra (vedi). Se si "ha la càrtola"
significa che si possiedono tutte le caratteristiche necessarie
per fare colpo sull'universo femminile. Come comprensibile tale attributo
non è collegabile in alcun modo al PEX.
CASSA: o meglio "essere in cassa". Definisce lo stato comatoso conseguente
ad abuso di sostanze alcooliche e depone a grande sfavore del soggetto in
quanto assolutamente incapace di intendere e di volere. Es.: "mi sono preso
una cassa assurda!" esclamerà il morigerato fanciullo la giornata
susseguente ad una bravata con gli amici.
CIOCCATA: rimprovero, cazziatone. Più correttamente "cioccàta", in cui la
doppia "c" viene immolata senza troppi rimorsi sull'altare della corretta
pronuncia felsinea. "Ho preso una ciocàta pazzesca" asserirà correttamente
lo studente ripreso e ridicolizzato di fronte alla platea di compagni di
corso dal prof che lo ha "sgamato" mentre copiava la soluzione del problema
di Analisi 2 dalla fotocopia ridotta e filigranata del "Matricioni -Forti"
DARE LA MOLLA: mollare, scaricare. Utilizzato principalmente nel senso di
liberarsi della persona con cui si era soliti accompagnarsi. Alla domanda
"dove l'hai messa la morosa?" il giovane bolognese che vorrà
distinguersi per eleganza e modernità risponderà convenientemente "cioé, le
ho dato
la molla, mi aveva troppo zagnato i maroni!" (vedi "zagnare")
DELLA SERIE...: incipit per eccellenza che prelude ad una categoria di cui
l'evento che viene commentato si ritiene faccia parte.
Fondamentale la "s" sibilante e la "e" molto aperta affinché la locuzione
sia effettivamente giovane ed efficace.
ESSERE DI UN'ALTRA (o di prima, o di primissima): sottointeso "categoria".
Locuzione utilizzata per esprimere entusiasmo e felicità per qualcosa.
L'oggetto dell'espressione viene immediatamente posto al di sopra di ogni
confronto con oggetti simili ma banalmente e tristemente più scadenti (di
ultima).
FANGA: scarpa. Tendenzialmente schivo e scarsamente esibizionista il
giovane felsineo apostroferà il suo interlocutore appoggiando un lieve: "ho
comprato delle fanghe in centro che sono di un'altra" .
FARE IL PROPRIO NUMERO (non...): locuzione di rimprovero che colpisce la
giovane mente bolognese fin dalla più tenera età e che lo accompagna nel
corso della sua esistenza pronunciata ora dall'amico di turno ora dalla
dolce consorte la quale, prontamente avvedutasi dell'imminente, ricorrente
fragorosa digestione del compagno nel corso del pranzo di nozze della
sorella, lo apostroferà così: "Non farai mica di nuovo il tuo numero?!"
GAGGIA: mento di notevoli dimensioni e sproporzionato rispetto al resto
del viso. Tra gli esempi più famosi citiamo Celìne Dion e Michael Shumacher.
GEBBO (o geppo): scarso, maldestro, personaggio di scarso spessore.
Aggettivo dispregiativo utilizzato per additare persona sfigata di cui si
nutre scarsa considerazione. L'espressione può essere rafforzata
ulteriormente da specificazioni peggiorative come nei seguenti esempi:
"gebbo di ultima", "gebbo da fuoco".
IMPALUGARE: allappare, invischiare. Tipico verbo da usare durante gare di
Orzoro, pangrattato a cucchiaiate senza bere. Il giovane bolognese che
tronfio estrarrà dal suo zainetto il mitico "tortino porretta" o il non meno
temibile "buondì classico" (privo dell'effetto lubrificante della marmellata
o della copertura di cioccolato) per la merenda si troverà irrimediabilmente
impalugato e quindi bisognoso di ettolitri di liquido.
INTAPPO: abbigliamento particolare, look. Utilizzato in modo particolarmente
efficace per riferirsi a travestimenti o agghindature
finalizzate alla partecipazione a feste a tema (intappo anni '70). L'arrivo
di un amico dotato di zampa di elefante e stivaletto in pelle con
cerniera laterale verrà convenientemente salutato con un efficacissimo:
"meerda, che intappo! sei troppo di un'altra!"
INTORTARE (da cui il sostantivo "intorto"): circuire, ammansire con discorsi
possibilmente lunghi e fastidiosi a fini persuasivi. La pratica
dell'intorto è tipicamente attuata dal giovane di tendenza che, sfoggiando
camicia "di primissima" ed il dodicesimo calice di frizzantino al dehor del
Rosarosae, dà prova di prorompente logorrea alla fanciulla trampolata di
turno al fine palese di ottenere favori di natura sessuale.
LESSO: tipo scarsamente sveglio. "Luilì è un lesso!" esclamerà la sagace
fanciulla bolognese additando il giovane di passaggio il quale, la sera
precedente, alla visione della suddetta in soli autoreggenti e sandali con
tacco vertiginoso, non ha compreso le malcelate intenzioni sessuali della
focosa compagna.
MARAGLIO: aggettivo sostantivato utilizzato per identificare ragazzi/e
abbastanza grezzi che si mettono in mostra in modo vistoso e cafone. Il
giovane della Bologna bene affermerà "che gran maraglio!" indicando
platealmente il possessore della Renault 5 turbo con ruote iperlarghe e
adesivi sul genere "turbo", "Rabbit", "O'neill".
NON C'E' PEZZA: locuzione ermetica che affonda le radici ai tempi di vacche
magre in cui le pezze potevano sancire la salvezza di un capo di
abbigliamento ormai logoro. Quando "non c'è pezza" significa che non vi è
modo di recuperare lo strappo e, per traslato, sottolinea l'ineluttabilità
di un evento senza che si possa fare niente per evitarlo o per negarlo.
"Devo mettermi a dieta, non c'è pezza!" esclamerà non senza una nota di
tristezza il giovane imbolsito da vagonate di tigelle e crescentine.
NON SI AFFRONTA: locuzione atta ad indicare situazioni o immagini al limite
della gestibilità o comunque sgradevoli a qualunque dei cinque sensi (vedi
esempio precedente)
NON VOLERNE (PIU') MEZZA: essere saturo di una cosa al punto di non volerne
più sentire parlare. Appare evidente il superiore impatto
emozionale della locuzione felsinea al confronto del ben più prolisso ed
inefficace corrispondente italiano. Vedi anche "scendere la catena"
PAGLIA: sigaretta. Tipica l'espressione del galantuomo bolognese il quale,
dopo avere sorseggiato il quinto "mohito", si rivolge
elegantemente al tavolo accanto al proprio biascicando: "oh, raga, avete una
paglia?"
PANNO: coperta (del letto). Viene chiamato a gran voce dal galantuomo
bolognese al sopraggiungere dei primi freddi apostrofando così la signora:
"Oh, Cesira, tira fuori il panno!"
PEZZA: sostantivo derivato dal verbo "impezzare" ossia usare la dialettica
per chiudere all'angolo un altro individuo contro la sua
volontà, il quale, dopo alcune orette sbotterà "cioé, mi stai tirando una
pezza allucinante! cioé, non ti si affronta: basta". Vedi anche "tomella"
PILLA (FRESCA): soldi, denaro. Sostantivo generalmente utilizzato per
sottolineare le capacità economiche famigliari che permettono al
vitellone di sfilare di fronte al "Calice" sull'ultima spider in compagnia
della gnocca di turno "merda che ferro! lui lì ha della gran pilla!"
POLLEGGIO: riposarsi, stare calmi. Viene utilizzata spesso la forma
imperativa del verbo in tono intimidatorio per raffreddare i bollori del
maraglio di turno che spinge per non fare la coda all'ingresso della disco:
"Oh, polleggiati subito!"
RIGA: basta, finito. La citazione della linea che determina la fine
dell'elenco degli addendi nella somma del verdurajo definisce per
traslato la fine di ogni attività. Si fa seguire spesso e volentieri a "bona
lè" (cfr.)
RUSCO: pattume, spazzatura. "Cacciala nel rusco!" si sentirà dire il tapino
giunto al passo della Raticosa con mezz'oretta di ritardo
rispetto agli altri amici dotati di moto ben più moderne e prestazionali.
SBARBINA: ragazza piccola di età, non oltre i 12/13 anni, usato meno
frequentemente anche riferito ai ragazzi. "Quando ero sbarbino..."
SBORONE: esibizionista, personaggio che si fa notare rumorosamente, privo
del benché minimo senso di misura, tatto ed eleganza. La diffusione del
malcostume nazional-popolare di stampo catodico tipico di questo periodo
storico ci offre continui esempi di "sboroni" che spaziano dagli ostentatori
di status simbol (auto, moto, abiti griffati, accessoristica elettronica di
vario genere) accomunati dalla caratteristica di avere elevati prezzi senza
possederne corrispondenti contenuti, ai più classici autocelebratori di
prestazioni sportive, sessuali nonché spacciatori di falsissime amicizie
altolocate.
SCENDERE LA CATENA: tipica espressione che comunica il disarmo finale nei
confronti di qualsivoglia evento al punto da non "volerne più mezza". Le due
espressioni si rafforzano spesso in un confronto sintattico che porta il
giovane ingegnere alla settima ora di scritto dell'esame di stato ad
affermare: "bona lì, riga! mi è scesa la catena: non ne voglio più mezza!".
Lo stesso verrà ritrovato poche ore dopo completamente "in cassa" di fronte
al pub irlandese...
SFROMBOLARE: gettare via, lanciare. Verbo che ben descrive gesti plateali
e definitivi volti all'eliminazione fisica di qualsiasi oggetto divenuto
inutile o comunque sgradito. "Soccia che stereo!" si dirà appena
saggiata la potenza sonora dell'ultimissimo ritrovato acustico situato in
camera dell'amico "...e che ne hai fatto di quello vecchio?" "l'ho
sfrombolato giù dalla finestra!"
SGHETTO(ANDARE DI): espressione volta all'identificazione di contesti
fortunosi che hanno consentito il concretizzarsi di eventi altrimenti
improbabili. Tipico l'incipit dello studente universitario nullafacente e
vitajolo che, all'ingresso dell'aula dove si tiene l'esame di "scienza delle
costruzioni", con la fiata ancora turbata dall'alcool ingerito la notte
precedente esclama: "oh raga, se passo questa mi va fatta di sghetto!"
SPANIZZO: persona che si fa notare, che non si tira indietro, che osa in
maniera evidente ma comunque degna di ammirazione. L'immagine, per quanto
possa sembrare somigliante ad una prima lettura superficiale, differisce
sensibilmente da quella dello "sborone" (cfr.) in quanto non comprende
l'accezione negativa caratteristica di quest'ultimo.
TIRO: è l'azione di schiacciare il bottone che apre il portone del palazzo.
Qunado il gentiluomo bolognese si troverà ai piedi del
condominio dell'amata suonerà il campanello pronunciando la frase: "Ciao,
sono io, mi dai il tiro?"
TOMELLA: si riferisce all'atto di "intomellare" ossia di riversare fiumi di
parole sul prossimo cercando di convincerlo delle cose più disparate. "Cioé,
mi hai fatto una tomella assurda, mollami subito!" dirà elegantemente il PEx
alla pretendente fanciulla affascinata da tanto potere e denaro. Vedi anche
"pezza".
ZAGNARE: rompere, infastidire. Forma verbale tipicamente utilizzata nella
più ampia locuzione "zagnare i maroni" dove l'azione si eleva ad una forma
catartica ed universale che colpisce inevitabilmente le parti più intime e
sensibili della corporalità maschile, ultimo ed ineluttabile bersaglio delle
persone più insopportabili che la vita ci para dinanzi.

Nota